Amatrice: uno dei borghi più belli d’Italia distrutti dal terremoto del 24 agosto

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Poco più di 2600 abitanti, Amatrice, sui monti della Laga, in provincia di Rieti, è uno dei paesi ridotti a cumuli di macerie dal sisma del 24 agosto, contando più di 200 morti.

Amatrice non è nuova ad eventi così catastrofici. Il 7 ottobre 1639 , nei pressi della città, nell’alta Valle del Tronto, si verificò un terribile terremoto. I principi Orsini abbandonarono la città, la cui scossa durò un quarto d’ora, provocando circa 500 morti e danni compresi tra 400.000 e 1 milione di scusi dell’epoca. Il successivo 14 ottobre vi fu una forte scossa di assestamento. Molti abitanti fuggirono nelle campagne, dove furono allestite delle tende, mentre altri cercarono rifugio nella chiesa di San Domenico. Tra gli edifici distrutti o gravemente danneggiati vi furono il palazzo dei principi Orsini (i quali al momento del sisma si trovavano fuori città), il palazzo del Reggimento, la Chiesa del Crocifisso, e altre case.

AMATRICEVi furono gravi perdite anche del bestiame, principale fonte di reddito dell’epoca, che costrinsero la popolazione ad emigrare verso Roma ed Ascoli Piceno. Amatrice, entrata nel 2015 a far parte de “I borghi più belli d’Italia”, la “città degli spaghetti e dei cuochi dei Papi” , che ha dato i natali ad artisti rinascimentali tra cui Dionisio Cappelli e Nicola Filotesio, detto “Cola dell’Amatrice”, è ricca di storia. La città si affaccia in una conca, la Conca di Amatrice, che si riflette sul meraviglio lago Scandarello. I reperti archeologici rinvenuti dimostrano che fu abitata dall’uomo sin dalla Preistoria. La vicinanza al tracciato della Via Salaria favorì lo sviluppo di insediamenti nel territorio amatriciano in epoca preromana mentre all’epoca romana risalgono i resti di edifici e tombe ritrovate in diverse zone del territorio, noto per gli scrittori romani come Summa villarum (Summata).

AMATRICE 4Nel 568 i Longobardi invasero l’Italia e il territorio di Matrice passò sotto il comitato di Ascoli. Proprio a Matrice, agguerrita posizione strategica, si rifugiarono i discendenti degli Optimates Romani, sfuggiti ai Longobardi. Nel 774 Carlo Magno pose fine alla dominazione longobarda, facendo ampia donazione alla Chiesa Ascolare delle terre summatine. Col tempo Summata divenne Matrice che, nel 1252, si assicurò la protezione di Ascoli, da cui ricevette la cittadinanza, fino al 1265, quando venne conquistata dal re Manfredi di Svevia. Amatrice fino a prima dell’Unità d’Italia apparteneva allo Stato Pontificio, posta proprio al confine col Regno delle due Sicilie. Con l’Unità è stata inserita nell’Abruzzo Aquilano e solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, la città entrò a far parte della regione Lazio.

AMATRICE 5Matrice, trasformatasi in Amatrice per un errore di trascrizione dei registri ufficiali, in senso religioso è il termine che designa la Chiesa Madre (Matrice), sede principale di riferimento del culto cristiano/cattolico. Il toponimo “matrice”deriva dall’essere stata la sede principale della Chiesa nel territorio pontificio, pertanto detta “La Matrice”: qui erano conservati documenti della Chiesa, manoscritti benedettini, tutte le carte del potere temporale della Chiesa. Amatrice custodiva gioielli architettonici unici: la Torre Civica del XIII secolo, la Chiesa di Sant’Agostino, costruita per volontà dei monaci agostiniani che la consacrarono, nel 1428, a San Nicola di Bari per poi riconsacrarla, intorno al 600, a Sant’Agostino di Ippona, la Chiesa di Sant’Emidio, il complesso monumentale di San Francesco che comprende l’omonima Chiesa, l’ex convento dei francescani col magnifico chiostro, il Polo Agroalimentare dell’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga, la Chiesa di Santa Maria Porta Ferrata che ingloba l’omonima porta, a porta di San Francesco.

AMATRICE 6Ed ancora il Museo Civico d’Arte Sacra allestito nella Chiesa di Sant’Emidio, la Chiesa di San Martino con la celebre Via Crucis illustrata dal francese Dubercelle, il Santuario dell’Icona Passatora, anche chiamato di Santa Maria delle Grazie, eretto nel 1480, ampliato per celebrare la vittoria della Battaglia di Lepanto da parte di Marcantonio Colonna, il 7 ottobre 1751, con lo spostamento della facciata e l’elevazione di due altari laterali, prossimi all’altare maggiore. Il piatto simbolo di Amatrice, come noto, è l’Amatriciana, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo; una ricetta dalle origini contadine a base di guanciale amatriciano e formaggio pecorino; sugo preparato dai pastori con gli ingredienti a loro disposizione sulle montagne quando seguivano le greggi nel periodo della transumanza.

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