Ambiente: le aree su cui puntare per salvare i mari italiani

MeteoWeb

Sono quattro, da nord a sud, le aree più ricche dal punto di vista ecologico da cui partire per salvare i nostri mari: Mar Ligure e Arcipelago Toscano, il Canale di Sicilia, il Mare Adriatico settentrionale e Canale di Otranto-Mare Adriatico meridionale. Il Wwf, nel suo rapporto ‘Italia: l’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola’, punta proprio su questi luoghi. Ma cosa hanno di speciale?

IL CANALE DI SICILIA. La parte centrale del Canale di Sicilia è molto ricca di specie e viene considerata un hotspot di biodiversità a livello regionale, con le sue acque profonde, le importanti montagne sottomarine e lo scambio d’acqua tra il bacino orientale e occidentale del Mediterraneo che favoriscono il proliferare di cumuli di coralli bianchi e costituiscono una zona di deposizione delle uova (spawning) per specie commercialmente importanti come il tonno, il pesce spada e le acciughe e di nursery per lo squalo bianco (specie in via di estinzione). I maggiori fattori di pressione sono la pesca intensiva, l’inquinamento delle acque non depurate e il traffico marittimo.

MARE ADRIATICO SETTENTRIONALE. L’Adriatico settentrionale ha una profondità media molto bassa (35 metri) ed è fortemente influenzato dall’apporto del Delta del Po, con fondali mobili di sabbia, praterie di Posidonia e affioramenti rocciosi con caratteristiche uniche (Trezze o Tegnue). L’area è importante per molte specie: ospita una delle popolazioni più numerose del Mediterraneo di tursiopi ed è una delle zone di alimentazione più importanti della tartaruga Caretta caretta, oltre che zona di riproduzione per la verdesca e per lo squalo grigio e l’acciuga. I maggiori fattori di pressione sono la pesca, le trivellazioni offshore di idrocarburi, i traffici marittimi.

MAR LIGURE/ARCIPELAGO TOSCANO. Zona di grande bellezza paesaggistica, dove – data la particolare conformazione del fondo marino, i venti dominanti e l’elevato apporto di nutrienti da terra e l’elevata temperatura – c’è una forte quantità di organismi planctonici e una forte concentrazione di cetacei. Questa zona è molto importante anche per specie ittiche quali il tonno e il pesce spada. I maggiori fattori di pressione sono l’inquinamento marino, il traffico marittimo e la pesca illegale con reti derivanti o con palangari. Nella zona tra il Mar Ligure e il parco nazionale dell’Arcipelago toscano è stato istituito nel 1999 da Italia, Francia e Principato di Monaco il Santuario dei Cetacei Pelagos – una zona marina di ben 87.500 chilometri quadrati che per l’Italia ricomprende un triangolo che va dalla costa maremmana della Toscana (il confine sud è l’Ombrone), al Mar Ligure e alla Sardegna settentrionale -. Il Santuario è classificato come Aspim (Area specialmente protetta di importanza mediterranea), ai sensi della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo dall’inquinamento, ed è ricompreso nella Zona di protezione ecologica (sino al limite di 300 miglia marine dalla costa) istituita dall’Italia nel 2011.