Archeologia: allarme a Persepoli, si rischia subsidenza

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. Nei giorni scorsi si e’ infatti aperta nel terreno una frattura lunga 200-300 metri e profonda circa un metro, che gli esperti, riportano i media iraniani, ritengono causata dalla siccità e dall’uso massiccio e illegale delle falde acquifere. A parlarne e’ stato in particolare il quotidiano Etemaad. “Quando gli esperti dell’Institute for East Studies di Chicago fecero rinascere una parte della storia di questo Paese – scrive il giornale, a proposito dei ricercatori che compirono gli scavi sistematici dell’area – probabilmente non pensavano che un giorno la siccita’ e la cattiva gestione avrebbero danneggiato gli esiti dei loro sforzi e ne avrebbero scosso i pilastri“.

Nella zona ci sono pozzi scavati illegalmente nella zona, nonostante l’Organizzazione iraniana per i Beni culturali abbia cercato di ostacolarli ancor prima che scattasse l’allarme rosso. Secondo altre fonti di stampa, sarebbero 16 mila quelli nella pianura di Marvdasht, il 50% dei quali non autorizzati. Il quotidiano riformista riferisce ancora di un’altra frattura simile verificatasi alcuni anni fa a soli 250 metri dalla piattaforma rocciosa su cui sorge Persepoli e del fatto che, nonostante il Consiglio tecnico di Persepoli non permetta lo scavo di nuovi pozzi, pressioni in senso contrario sono giunte dall’Organizzazione regionale per l’acqua che ne ha autorizzati di nuovi. Ma se fino a qualche anno fa bastava scendere fino a 50 metri sotto terra, ora si arriva anche ai 200 E con lo svuotamento delle falde il rischio e’ appunto quello della subsidenza, che puo’ anche danneggiare le antiche pietre.

Si tratta di un fenomeno al vaglio degli archeologi italiani dei laboratori per il restauro della pietra aperti di recente dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr) di Roma nella vicina Pasagarde – l’area della tomba di Ciro il Grande – nell’ambito di un progetto predisposto in collaborazione con l’Iranian Cultural Heritage Organization. A monte della crisi anche le attivita’ agricole e la coltura intensiva del riso, la gestione della diga di Sivand ed il prosciugamento dei fiumi prima usati per irrigare i campi. “I danni seri sono gia’ iniziati“, ha commentato Kourosh Mohammadkhani, uno degli esperti citati dal quotidiano iraniano. Aggiungendo che, se non si possono fermare le attività agricole, il governo puo’ pero’ comprare gradualmente le terre. “Sono molto preoccupato per il futuro, anche perche’ in Iran manca ancora una cultura del risparmio dell’acqua“, dice all’ANSA Pierfrancesco Callieri dell’universita’ Alma Mater di Bologna, che dirige – con Alireza Askari Chaverdi dell’ateneo di Shiraz e nell’ambito di un progetto cui partecipa anche il ministero degli Esteri italiano – gli scavi per il recupero di una grande copia achemenide della Porta babilonese di Ishtar.

Gli scavi si trovano a 3,5 chilometri dalla terrazza di roccia di Persepoli, spiega Callieri, all’interno di una piu’ vasta area sottoposta a vincoli per gli agricoltori. Vincoli che saranno piu’ accettabili, osserva, grazie al fatto che l’area degli scavi e’ stata acquistata dal governo e si potra’ costruire una tettoia di protezione. Dalla terrazza rocciosa di Persepoli e dalla montagna in cui sono scavate le tombe dei re achemenidi, relativamente protetti dal rischio subsidenza, gli scavi cominciano dunque ad estendersi verso la piu’ vulnerabile pianura, alla ricerca della citta’ vera e ‘vissuta’ che affiancava quella monumentale voluta da Dario.