Ancora oggi, dopo una storia millenaria “sviscerata” in migliaia di racconti, libri di storia, libri d’arte, di letteratura e più recentemente in film e documentari, Roma è una città che riesce ancora a sorprendere. E anche la semplice operazione di sostituire le rotaie di un tram può diventare un’avventura archeologica. A raccontarlo è Laura Larcan, giornalista e del Messaggero e appassionata esperta di beni culturali, oltre che vincitrice del Premio Personalità europea 2014 per il giornalismo e dell’Arghil Uomo europeo 2014, oggi autrice anche di ”Roma, le scoperte mai raccontate” (CartaCanta Editore, pp. 174 – 13,00 euro).
Un testo creato unendo i più importanti ritrovamenti archeologici di Roma e dintorni. ‘‘L’archeologia va raccontata con sentimento e pathos – spiega l’autrice – perche’ ne ha bisogno. A Roma e’ croce e delizia dei cittadini. Quante volte accade che scavando le tubature dell’Italgas spunta un mausoleo? E allora i lavori si fermano e si accumulano ritardi. Ma la bellezza di Roma, in fondo, e’ anche questa. Il compito di noi cronisti, magari anche con qualche titolo ad effetto, e’ spiegare l’importanza e l’eccezionalita’ delle scoperte, oltre alla bravura di chi vi lavora. Il libro – spiega ancora – vuole essere un omaggio anche ai protagonisti dei ritrovamenti: archeologi, antropologi, speleologi, restauratori, architetti, cuore e motore dell’archeologia romana. L’archeologo oggi – precisa infatti la Larcan – non e’ piu’ quello con piccozza e pala che scava un buco, ma ha un bagaglio di competenze sofisticatissime. Spesso e’ anche un ‘eroe’ perche’ continua indefessamente il proprio lavoro tra difficolta’ e ostacoli enormi”. E il sogno di un cronista è proprio quello di ”Raccontare queste storie e farlo bene – conclude – E a Roma e dintorni la materia prima di certo non manca”.



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