L’ex presidente della Conferenza internazionale sul Clima Cop21, Laurent Fabius, si è dichiarato preoccupato per la lentezza delle iniziative adottate contro il riscaldamento globale, in un editoriale pubblicato sul quotidiano francese Le Monde. “All’immensa soddisfazione di aver chiuso con successo la Conferenza di Parigi, nel dicembre 2015, ha fatto seguito – per me come per molti altri – la preoccupazione” scrive Fabius, che elenca fra le “difficoltà più gravi” la mancata ratifica dell’accordo da parte dei primi cinque Paesi inquinatori (Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India e Russia). Secondo l’accordo la comunità internazionale si è impegnata a limitare il riscaldamento globale “ben al di là” di due gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale: per l’entrata in vigore nel 2020 serviranno almeno 55 Paesi rappresentanti di almeno il 55% delle emissioni globali; attualmente però solo 22 Paesi (per l’1,08% delle emissioni) hanno già proceduto alla ratifica. A tale proposito Fabius ha criticato “dei discorsi incredibilmente retrogradi che abbiamo potuto sentire di recente negli Stati uniti o nelle Filippine“, invitando la comunità internazionale a creare un “patto universale per l’ambiente” che riconosca “il diritto di ciascuno ad un ambiente sano“.
Clima, Fabius: la lotta al riscaldamento globale è troppo lenta


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