Identificato quello che si crede sia il primo ceppo di batterio Escherichia coli che possiede due geni che lo rendono resistente sia agli antibiotici ad ampio spettro carbapenemici sia alla colistina, un vecchio antimicrobico sempre più utilizzato come ultima risorsa per le infezioni multiresistenti. A ‘certificarlo’ in un paziente negli Stati Uniti ricercatori della Rutgers University di Newark (New Jersey), che ne parlano su ‘mBio‘, rivista open-access on line della American Society for Microbiology.
Il ceppo batterico è stato isolato nel 2014 da un uomo di 76 anni con un’infezione del tratto urinario con complicanze, ma è stato analizzato approfonditamente nel 2016: è stato scoperto che il microrganismo porta i geni Mcr-1 e blaNdm-5, che conferiscono la resistenza a colistina e carbapenemi, rispettivamente. E anche se questo ceppo ha poi risposto a terapia con altri agenti antimicrobici e l’infezione è stata trattata con successo, i ricercatori dicono che rappresenta un esempio della necessità di monitorare e tenere traccia di tutti gli organismi multi-resistenti.
“La buona notizia è che questo batterio non ha causato grandi epidemie di infezioni farmaco-resistenti“, ha detto l’autore senior Barry Kreiswirth, “la cattiva notizia è che, visto che questa infezione si è verificata due anni fa, ci sono sicuramente altri ceppi là fuori che non abbiamo ancora individuato“. “Questi ceppi – conclude – probabilmente già si trovano nelle nostre comunità e la loro diffusione ulteriore potrebbe portare a una situazione in cui essenzialmente diviene difficile se non impossibile trattare le infezioni urinarie. Gli sforzi di monitoraggio attivo sono indispensabili per determinarne la prevalenza e prevenire la loro diffusione“.


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