Gravi alluvioni travolgono il Tibet, l’umidità del monsone di SO scavalca l’Himalaya e raggiunge l’altopiano

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Sono sempre più drammatici gli effetti delle gravi alluvioni che ormai da giorni stanno travolgendo vaste aree dell’altopiano tibetano. Le forti e abbondanti piogge, effetto del monsone, cadute nelle ultime settimane hanno provocato il rapido ingrossamento dei principali fiumi e corsi d’acqua. Molti di questi, a causa del notevole stress idraulico, alimentato dalla persistenza delle precipitazioni, sono straripati, inondando intere città, centri abitati e villaggi. In altri casi l’ondata di piena dei fiumi ha spazzato via abitazioni e strade, mentre sarebbero almeno 60 i villaggi letteralmente distrutti dalla furia dell’acqua, mentre gravi blackout sono in corso nelle principali città del Tibet. Le principali vie di comunicazioni sono interrotte in più punti a causa delle numerose frane e degli smottamenti, con imponenti colate di fango, messe in movimento dalle piogge di carattere torrenziale degli ultimi giorni. Fortunatamente, al momento, non si riscontrano ne vittime e feriti. Generalmente in questo particolare periodo dell’anno, quando l’umido flusso del monsone di SO raggiunge la sua massima intensità, le precipitazioni più violente interessano gli stati dell’India nord-orientale, in particolare quello dell’Assam, lungo il versante meridionale della catena montuosa dell’Himalaya. Purtroppo lo stato dell’Assam, durante il periodo estivo, è quello maggiormente coinvolto dalle alluvioni scatenate dalle intense precipitazioni monsoniche, poiché si trova sotto il settore orientale dell’imponente catena montuosa dell’Himalaya, che con le proprie vette che superano i 7000-8000 metri riesce a bloccare l’umido flusso marittimo proveniente da Sud, determinando un notevole effetto “stau” (sbarramento orografico) che agevola la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi lungo il versante meridionale dell’Himalaya orientale.

Cina, alluvione a Xian, nella provincia ShaanxiQuesti estesi annuvolamenti che si originano lungo il versante meridionale dell’Himalaya, a causa del notevole “forcing” orografico eretto da questa barriera montuosa nei confronti dell’umido flusso del monsone di SO, danno luogo a forti e persistenti precipitazioni, spesso anche a carattere torrenziale, che ingrossano i vari fiumi e corsi d’acqua che scendono dall’Himalaya, facendoli straripare nella sottostante pianure alluvionale che ricopre gran parte del territorio dell’Assam e del Bangladesh.

Cina, alluvione a Xian, nella provincia ShaanxiQuando questi fiumi raggiungono la piena e straripano si possono verificare delle gravi inondazioni che sommergono decine di città e villaggi, mietendo purtroppo anche diversi morti fra le popolazioni locali. Nei giorni scorsi l’umido flusso dai quadranti meridionali, legato alla circolazione monsonica estiva che caratterizza le coste dell’Asia meridionale, dalla Cina fino al Pakistan, a differenza delle precedenti annate è riuscito a sconfinare con maggiore decisione ben al di là della catena dell’Himalaya, sfondando nel cuore dell’altopiano interno tibetano, sotto forma di precipitazioni, localmente divenute particolarmente intense e persistenti. Solitamente durante i mesi del monsone estivo da SO la catena himalayana si trova sotto l’influsso delle correnti orientali, meglio note come “Easterly Jet” (tipico flusso nella fascia tropicale), alla superficie isobarica di 200 hPa, nell’alta troposfera.

nmc-00-300L’altopiano tibetano, con la sua notevole altitudine media di circa 5000 metri, fortemente riscaldato dalla radiazione solare, favorisce l’insorgenza di una robusta area di alta pressioni, il famoso anticiclone tibetano, nell’alta troposfera, che genera a sua volta correnti orientali in quota su tutto il sub-continente indiano nell’estate boreale. Tale situazione permane fino ai primi giorni del mese di Ottobre, quando con la cessazione del regime monsonico estivo, l’arretramento verso sud dell’ITCZ sull’oceano Indiano, e la contemporanea discesa di latitudine del ramo principale del “getto sub-tropicale”, si innesca una decisa variazione dei venti alla quota di 200 hpa, che tendono a disporsi nuovamente dai quadranti occidentali.

SaChart-09-3Grazie all’instaurazione del flusso occidentale nell’alta troposfera d’inverno le precipitazioni maggiori, quasi sempre a carattere nevoso data l’altitudine, si verificano sull’Himalaya occidentale (ove la barriera montuosa himalayana agevola un notevole effetto “stau” che favorisce la nascita di imponenti annuvolamenti orografici sul versante occidentale), mentre il settore orientale si trova maggiormente riparato. Ma il versante orientale della catena himalayana, malgrado la presenza delle correnti sfavorevoli in alta quota, riceve un picco di massime precipitazioni tra i mesi di Aprile e soprattutto Maggio, quando cominciano ad affluire masse d’aria molto più umide, nei medi e bassi strati, che salgono direttamente dal Golfo del Bengala.

SaChart-06-3Nell’intera regione orientale himalayana i massimi valori della precipitazione si localizzano nelle zone costiere meridionali cinesi, con picchi di ben oltre i 2000 mm a Kwangsi e Taiwan. Ma spostandoci gradualmente sempre più verso nord si nota come il potenziale pluviometrico inizi drasticamente a diminuire, arrivando sino ai 250 mm annui nelle regioni di Kansu, ai limiti del clima semi-desertico. Andando sempre più a nord, sconfinando dentro la Mongolia interna, Qinghai riceve meno di 1000 mm, mentre nel cuore del deserto del Gobi ci sono località che possono ricevere fino a 5-10 mm nel corso dell’anno.

LaPresse/Reuters
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Un’aridità molto aspra che ha dato origine ad uno dei più grandi deserti del continente asiatico. Sempre durante il periodo estivo, l’andamento dei venti alle varie quote può divenire molto complesso, di difficile interpretazione, a causa della particolare orografia dell’area tibetana che riesce ad influenzare l’andamento delle correnti eoliche anche a quote più elevate (fino a 6000 metri), con notevoli ripercussioni nell’ambito della distribuzione delle precipitazioni, che possono risentire pesantemente di tale irregolarità. In genere sono i versanti meridionali a ricevere i massimi accumuli, usufruendo di quel poco di umidità che sconfina dalla barriera himalayana.

L'altopiano in cui è situata la città di Lhasa, il principale centro del Tibet
L’altopiano in cui è situata la città di Lhasa, il principale centro del Tibet

Più a nord, invece, gli apporti umidi dai quadranti meridionali tendono sempre più a diminuire, fino ad assumere il carattere tipico dei climi desertici o semi-desertici. Ancora più interessante e l’analisi del campo termico del clima tibetano che presenta tutte le caratteristiche dei climi continentali caratteristici dell’Asia centrale. Le escursioni termiche annue sono veramente elevatissime, tanto che le differenze fra le medie di Giugno e quelle di Gennaio si aggirano oltre i +20°C. La temperatura media nel mese di Luglio non si discosta molto da Giugno o dalle medie di Agosto, ciò è da addebitare alla frequente nuvolosità che caratterizza il periodo estivo, a seguito dell’afflusso di masse d’aria molto umide sospinte dal flusso monsonico sud-occidentale.