Hiroshima commemora il primo bombardamento atomico della storia: “Mai più armi nucleari”

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Il Giappone ha commemorato oggi le vittime del primo bombardamento atomico della storia, che ha colpito 71 anni fa la città di Hiroshima. Come ogni anno, il sindaco ha lanciato un appello al mondo per il divieto delle armi nucleari. Quest’anno l’anniversario è stato particolarmente sentito, anche perché arrivato pochi mesi dopo la storica visita del presidente degli Stati uniti Barack Obama, il primo leader della nazione che sganciò la bomba a recarsi nella città martire. Circa 50mila persone si sono riunite al Parco della Pace di Hiroshima: tra loro i rappresentanti di 91 paesi e dell’Unione Europea. Presente anche il primo ministro nipponico Shinzo Abe. Dopo un minuto di raccoglimento, durante la cerimonia solenne, il sindaco di Hiroshima ha ricordato la visita di Obama, che è “stata la prova che il profondo desiderio di Hiroshima di non tollerare il male assoluto è condiviso dal presidente Obama“. Il primo ministro giapponese ha deposto una corona di fiori e ha ribadito che intende lavorare per un mondo senza armi nucleari: “Sono convinto che la visita di Obama ha portato una grande speranza al Giappone, nel mondo e particolarmente a Hiroshima e Nagasaki“.

LaPresse/Reuters
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Gli Usa sganciarono il primo ordigno atomico a uso bellico della storia (“Little Boy”) su Hiroshima il 6 agosto, alle 8.15 del mattino, cogliendo di sorpresa la citta’, importante centro navale e militare. Lo spostamento d’aria di eccezionale potenza rase al suolo le case e gli edifici nel raggio di circa 2 km. Ai gravissimi effetti termici e radioattivi immediati (80.000 morti e quasi 40.000 feriti, piu’ 13.000 dispersi) si aggiunsero negli anni successivi gli effetti delle radiazioni, che portarono le vittime a quota 250.000. Tre giorni dopo fu la volta di “Fat Man”, la seconda bomba lanciata su Nagasaki, responsabile di 70.000 vittime dirette entro la fine del 1945, piu’ altrettante negli anni successivi. Il 14 agosto, la riunione del governo nel rifugio antiaereo del Palazzo imperiale vide l’imperatore Hirohito annunciare la volonta’ di arrendersi dopo i drammatici bombardamenti delle due citta’. Il 15, il suo discorso di resa fu consegnato alla radio, malgrado il tentativo di bloccarlo da parte di alcuni giovani ufficiali dell’esercito.

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E’ stata una luce improvvisa, bianca, argentata“, racconta un Sunao Tsuboi ricordando le 8.15 del 6 agosto 1945, quando la bomba scagliata dall’Enola Gay, denominata vezzosamente “Little Boy” esplose sulla città. “Io non so perché sono sopravvissuto e vivo così a lungo“, ha continuato. “Più ci penso, più quel ricordo è doloroso“. Un pensiero condiviso da tanti hibakusha, costretti a convivere con le ferite del corpo e dell’anima. La bombe esplose a 600 metri dal suolo, sul centro di una città che non aveva nulla dell’obiettivo militare. L’uranio contenuto nella bomba aveva la potenza distruttrice di 16 kilotoni di TNT. Immediatamente al suolo la temperature raggiunse i 4mila gradi, facendo fondere l’acciaio e i materiali, oltre che vestiti e corpi. Alcuni di questi corpi, lasciarono la loro impronta sui muri anneriti degli edifici. Tsuboi era a un chilometro e mezzo dall’epicentro. Quando riprese conoscenza la sua camicia, i suoi pantaloni e la sua pelle pendevano come unici brandelli, aveva delle vene appese, una parte delle sue orecchie mancavano. Ha raccontato di aver visto una ragazza i cui globi oculari pendevano dagli occhi, un’altra donna che cercava invano di non far cadere gli intestini dalla pancia.

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Sopravvivere fu un miracolo, per lui come per tanti. Tsuboi ancora oggi continua a subire gli effetti delle ferite, dell’esposizione alle radiazioni e dei chelomi. Ma la sopravvivenza portò la necessità di convivere con l’incubo dell’esposizione alle radiazioni, il rischio di morire da un momento all’altro, anche la discriminazione di chi, attorno, temeva di avere a che fare con qualcuno che, da un momento all’altro, si sarebbe potuto ammalare e forse già lo era. “Io so personalmente come una sola bomba ha cambiato la vita di tanta gente“, ha detto il sindaco di Hiroshima Kazumi Matsui. Ancora oggi il bilancio delle vittime di Hiroshima è provvisorio. A dicembre 1945, quando l’effetto delle radiazioni dell’esplosione scese, si era arrivati a 140mila morti. Ma tanti hanno contratto malattie nei decenni e, quindi, il Memoriale che contiene i nomi delle vittime ospita sempre più nomi.