Matera: il riscatto di Colobraro, da paese “innominabile” ad attrazione turistica

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Riuscire a superare la cattiva nomea di paese dal nome impronunciabile trasformandola in un’occasione turistica: è la scommessa vinta da Colobraro, piccolo paese della provincia di Matera perseguitato da decenni dalla brutta fama di portare male e per questo diventato il ”paese innominabile” o ”quel paese”, con tanto di corna e di consueti gesti plateali contro la malasorte. Grazie ad uno scatto culturale, giocando proprio sui temi dell”’affascino” e della scaramanzia, da sei anni a questa parte Colobraro propone d’estate uno spettacolo teatrale itinerante che riscuote molto successo. Con ironia ed intelligenza, Colobraro non è più un paese innominabile anche se lo spettacolo, volutamente, s’intitola ”Sogno di una notte… a quel paese”. Il centro storico del piccolo Comune di 1500 anime due volte alla settimana, i martedì ed i venerdì d’agosto, pullula di turisti. A rappresentare vari ”quadri viventi” sono tutti cittadini di Colobraro: bambini, uomini e donne, di tutte le età. Uno spettacolo teatralizzato con cui il piccolo Comune ha ottenuto il ”risarcimento morale” per tanti decenni di imprecazioni, mettendo a tacere le malelingue. L’etichetta negativa al paesino della valle del Sinni risale agli anni ’60. L’antropologo Ernesto De Martino dedicò alla Lucania più profonda e sconosciuta un capitolo del suo ”Sud e magia”, uno studio che esplora il persistere di pratiche di magia cerimoniale, tra fatture, possessioni, esorcismi e fascinazione stregonesca. Studi che non riguardavano soltanto Colobraro ma su di esso si è impresso lo ”stigma”. E cosi’ l’amministrazione comunale e le associazioni culturali del posto hanno deciso di sovvertire tale etichetta usandola come un boomerang buono, per ottenere un effetto contrario, ottenendo dei vantaggi per far conoscere davvero il paese e per smentire le leggende. Risultato ottenuto attraverso un rovesciamento. ”Ci chiamano scaramanticamente ”quel paese”? E noi facciamo uno spettacolo”, è stato il ragionamento vincente di Colobraro, indovinato dal sindaco Andrea Bernardo. Tra storie del passato rilette tra ”affascini” e ”monachicchi”, fino a svelare le origini del mito, tutto con un tenore lieve e ironico, è stato costruito lo spettacolo del regista Giuseppe Ranoia. Gli spettatori, prima di iniziare il ”viaggio” dello spettacolo, possono munirsi di un apposito amuleto (”l’abitino”). Quest’ultimo era considerato da De Martino un antimalocchio mentre per la tradizione locale è un portafortuna. Con video ed immagini vengono illustrate le ragioni storiche e antropologiche della jettatura, del malocchio, dell”’affascino” e della nomea di ”quel paese” detenuta da Colobraro. Il percorso teatrale itinerante si dipana tra gli affascinanti vicoli del borgo antico e ammalia con i racconti di filtri d’amore, ”masciare”, fattucchiere, monachicchi, lupi mannari, morti parlanti. Tutto è accompagnato da degustazioni e momenti danzanti. In questo modo Colobraro è diventata un’attrazione turistica, soprattutto per i tanti turisti che affollano le spiagge dello Jonio.