A Kiev per infusioni di staminali embrionali o a Tbilisi per il ‘metodo Stamina‘, “il problema è sempre lo stesso: malati a cui la medicina ufficiale chiude la porta in faccia, che intraprendono viaggi di speranza e disperazione. Ma bisogna essere molto chiari: dal punto di vista pratico siamo ancora agli inizi e le staminali oggi rappresentano grandi speranze, ma i progressi reali sono lenti. C’è una letteratura scientifica enorme, ma al di là di quello che possono affermare imbonitori su oscure riviste non ci sono evidenze che con queste cellule si rigeneri, ad esempio, il tessuto nervoso. Molti sono gli studi sul cuore, ma appunto sono studi: ci si sta lavorando“. A precisarlo all’Adnkronos Salute è il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
“I pericoli, invece, sono ben noti e documentati. Insieme ai casi di sventurati che cercavano una cura e hanno trovato altri problemi“. Ma in pratica quali sono le ricerche più avanzate oggi sulle staminali? “Progressi importanti sono stati fatti per quanto riguarda la pelle e la cartilagine, ma il vero problema resta il sistema nervoso centrale. Per quanto riguarda le embrionali, c’è il grosso problema etico sulle fonti di queste cellule e quello del loro ‘comportamento’ – sottolinea – parlo dei rischi di tumori. Le più interessanti, a mio parere, sono le iPs, le cellule staminali adulte riportate a uno stato di simil-staminali. Cellule dello stesso paziente, che dunque non danno problemi di rigetto. La ricerca procede nel valutare le loro potenzialità, ma lo fa con i suoi tempi“. Perché in ballo ci sono efficacia e sicurezza. E poi c’è il problema dei malati, “quelli a cui la medicina non risponde, che si muovono spinti da speranza e disperazione“. Ecco, a queste persone bisogna cercare di dare risposte, conclude Dallapiccola.


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