In bilico fra il silenzio che serve a intercettare una voce sotto cumuli di detriti e il rumore assordante delle pale meccaniche degli escavatori, che macinano pietre e polvere. In bilico come vigili del fuoco equilibristi su montagne che non sono frutto della geologia, ma rovine lasciate dalla terra che ha tremato. Ad Amatrice – racconta Laura Carcano per LaPresse – nell’istituto religioso femminile, nella parte di edificio crollato, dove si cercano ancora i dispersi, il frastuono delle macchine che movimentano detriti e scavano si alterna all’improvviso silenzio richiesto dai vigili del fuoco per concentrarsi su una eventuale ma sperata risposta di una voce umana, seppellita dalle pietre e dai calcinacci. I nugoli di cronisti che intervistano e si fanno raccontare il dramma del terremoto tacciono invitati al silenzio. Un silenzio surreale che si stempera nel momento in cui la ragionevole attesa per quella risposta si consuma risolta in un nulla. Una scena ripetutasi tante volte ieri e oggi davanti all’istituto religioso in via Grifoni al confine con la zona rossa del ‘paese che non c’è più’, come lo ha definito il sindaco di fronte al disastro che lo ha colpito. In tarda mattinata poi i cronisti e le telecamere da tutto il Mondo devono abbandonare quell’area: la strada ha crepe che si allargano e bisogna limitare accessi e passaggi di mezzi e persone, spiegano i pompieri.
Terremoto Amatrice: tra il rumore della ricerca e il silenzio della speranza


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