Terremoto: considerati sciacalli solo perché calabresi, in realtà erano ad Amatrice per portare aiuto

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E’ una storia difficile da raccontare, perché si rischia di cadere nel patetico e nella retorica, ma è molto semplice da comprendere e lascia l’amaro in bocca tipico di tutte le ingiustizie. Il protagonista si chiama Pasquale Trimboli ed è un uomo, calabrese, che insieme all’amico Rocco Grillo aveva deciso, dopo il terribile terremoto che ha colpito il centro Italia, di voler dare concretamente una mano alle popolazioni interessate dalle devastazioni del sisma. E così, inizialmente, avevano avuto l’idea di una colletta di beni di prima necessità che i due avevano intenzione di consegnare personalmente, partendo da Platì alla volta di Amatrice, Accumoli e delle altre città distrutte dal terremoto.

In seguito, per le popolazioni terremotate, la necessità di beni concreti si è tramutata in bisogno di risorse economiche o di volontari che si recassero sul posto per ripulire le città dalle macerie. Pasquale e Rocco, dunque, hanno cambiato i loro piani e sono partiti alla volta del centro Italia. Prima di partire si sono però informati, presso la caserma dei carabinieri della loro città, su ciò che avrebbero potuto fare per essere davvero d’aiuto nei luoghi devastati dal sisma. Alle 18 del 26 agosto sono dunque partiti da Platì, in provincia di Reggio Calabria. Alle 3 del mattino del 27 hanno incontrato il primo posto di blocco della polizia vicino Amatrice, che ha fornito loro le indicazioni per raggiungere la tendopoli. E anche al secondo posto di blocco, questa volta della Forestale, è stato confermato loro che potevano passare e gli è stato detto anche a chi rivolgersi per aiutare i soccorritori. Venuti finalmente in contatto con la protezione civile, ai due sarebbe stato riferito che non potevano essere registrati come volontari ma, in ogni caso, potevano comunque dare una mano, ad esempio occupandosi della spazzatura e della pulizia dei bagni delle tendopoli.

I due sarebbero riusciti anche a incontrare il capo della protezione civile Fabrizio Curcio, il quale, dopo aver ascoltato la loro storia, si è complimentato per la tenacia e il lavoro svolto. Ma poi qualcosa è andato storto. Tornati alla macchina per fumare una sigaretta, si sono sentiti gridare un preoccupato “chi siete?!”, da parte di un ragazzo che pretendeva di vedere il tesserino che in genere viene rilasciato ai volontari. I due però, avendo fornito aiuti in via non ufficiale, ne erano sprovvisti. Il giovane avrebbe così preso ad urlare contro Pasquale e Rocco, definendoli sciacalli e bastardi. Sul posto sono arrivate decine di persone attirate dalle urla e solo l’arrivo delle forze dell’ordine ha evitato un vero e proprio linciaggio.

Ma i guai per i due calabresi non sono finiti. Controllate le loro generalità, i Carabinieri li avrebbero sottoposti ad interrogatorio, nonostante l’uomo della protezione civile che aveva chiesto loro di raccogliere i sacchi della spazzatura, stesse cercando di garantire la buona fede dei due sfortunati uomini. Pasquale avrebbe persino invitato i militari dell’Arma a contattare la caserma di Platì, dove i colleghi avrebbero potuto confermare la loro versione dei fatti. Ma per tutta risposta i due si sono visti imporre la perquisizione dell’auto, la perquisizione personale, il trasferimento in caserma per ulteriori accertamenti e una denuncia, poi fortunatamente decaduta.

Ciò che ne è venuto fuori, a livello nazionale, sono stati titoloni shock che parlavano di “due bestie” con precedenti penali (quelli sì, reali, ma di lieve entità e risalenti a diversi anni prima), che sarebbero partiti dalla Calabria solo per compiere atti di sciacallaggio ai danni delle popolazioni terremotate. Il tutto, probabilmente, solo per un marcato accento calabrese già da solo è stato considerato sospetto, e dalla leggerezza con cui, aprendo una carta di identità che reca come luogo di residenza Platì, si faccia presto a pensare che si tratti di due sciacalli e non di due ragazzi che, nonostante i loro errori di gioventù, si sono accontentati di pulire i bagni delle tendopoli e trasportare sacchi di spazzatura, pur di fare qualcosa di concreto per tutte quelle persone in difficoltà.