Terremoto e ricostruzione: le tecniche giapponesi “invasive e costose”

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Le tecnologie antisismiche piu’ avanzate, come quelle usate in Giappone e negli Usa, ma anche in Italia, sono ottime ma poco adatte nei centri storici italiani, perche’ sono molto costose e invasive. E visto il numero di interventi di cui parliamo, per rafforzare gli edifici piu’ vecchi a rischio sismico, invece, e’ meglio usare tecniche tradizionali, molto meno costose e piu’ velocemente implementabili“: lo spiega all’ANSA Bernardino Chiaia, ordinario di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino, che e’ stato anche consulente della Procura dell’Aquila sulla ricostruzione post terremoto. “In Italia, soprattutto per rafforzare le abitazioni piu’ vecchie a rischio e’ possibile fare interventi economici e velocemente utilizzando tecniche tradizionali come l’incatenamento e il rinforzo delle pareti, consentendo di ottenere quell’effetto ‘scatolare’ che evita il crollo dell’edificio sottoposto ad azioni dinamiche orizzontali. Bisogna anche alleggerire tetti e solai, per evitare gli schiacciamenti avvenuti ad Amatrice e nelle altre localita’“. Oltre “al Piano nazionale per sicurezza antisismica chiesto a gran voce da costruttori, ingegneri e geologi, serve anche un’informazione piu’ approfondita sul rischio sismico. Ormai e’ arcinoto che tutto l’Appennino italiano e’ a rischio sismico e i sindaci dei Paesi lo sanno. Ma non e’ certo che i cittadini sappiano se le loro case, singolarmente, siano o meno a rischio sismico. Serve quindi anche una responsabilizzazione dei proprietari delle case, soprattutto di quelle piu’ vecchie“.