Terremoto, sismologa di Harvard: fare previsioni è ancora tabù

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Previsione, nel nostro campo, è ancora una parola tabù. Specialmente dopo quel che è avvenuto a L’Aquila“, ma qualcosa si sta muovendo visto che “California e Giappone sono diventati paesi guida nell’adozione dei sistemi di allerta rapida“. A spiegarlo è Marine Denolle, sismologa dell’università di Harvard, intervistata da “La Repubblica”. “Ci sono leggi della fisica che ci consentono di fare previsioni affidabili, entro certi limiti, su quel che avviene dopo un terremoto. Sappiamo che una scossa forte viene quasi sempre seguita da numerose scosse più deboli” continua la scienziata riguardo a cosa succederà nell’area italiana colpita dal sisma. Rischi e probabilità, non si riesce ad avere informazioni più precise sui terremoti perché, spiega ancora, “a differenza di altre scienze, quella dei terremoti è una scienza giovane. Ha solo una cinquantina d’anni“. “Quando registriamo una scossa, possiamo tracciare sulle nostre mappe la presenza di una faglia sismica. E quando le faglie sono al di sotto dei 10 chilometri di profondità -indica Denolle – possiamo anche delinearle facendo propagare delle onde nel terreno. Se studiamo bene una faglia e impariamo, per esempio, che genera terremoti ogni 100 anni, con un margine di incertezza di 30 anni, possiamo fare dei calcoli. Se l’ultima scossa è avvenuta 120 anni fa, ci aspettiamo che un sisma colpisca a breve“. Ma satelliti, sensori nel terreno, Gps e algoritmi informatici sono tutti strumenti nuovi che promettono passi avanti, ma “purtroppo prevedere una scossa resta molto, molto difficile” chiarisce la sismologa Denolle. “Immaginiamo di avere un bicchiere pieno d’ acqua fino all’ orlo e di aggiungere altra acqua, una goccia alla volta. Come facciamo a prevedere quale goccia farà tracimare il bicchiere?“. “Con i terremoti -continua- il discorso è simile. Le forze e gli stress in azione sulle faglie sono altissimi, ma basta una piccola alterazione per scatenare una scossa. I segnali che potrebbero essere interpretati come precursori sono rari. E vengono puntualmente osservati solo dopo il terremoto“.