Terremoto, il vescovo di Rieti ai Funerali: “non uccide il terremoto ma le opere dell’uomo”

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“Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!”. Lo ha detto il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nell’omelia della messa funebre ad Amatrice. “Dio non puo’ essere utilizzato come il capro espiatorio – ha detto il vescovo nella sua breve ma intensa omelia -. Al contrario, si invita a guardare in quell’unica direzione come possibile salvezza. In realta’, la domanda ‘Dov’ e’ Dio?’ non va posta dopo, ma va posta prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte”. Come pure, ha proseguito, “va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze”. “A dire il vero: il terremoto ha altrove la sua genesi! I terremoti esistono da quando esiste la terra e l’uomo non era neppure un agglomerato di cellule”, ha detto ancora mons. Pompili. “I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l’elemento essenziale per la vita dell’uomo: l’acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l’uomo e le altre forme di vita”, ha aggiunto.