Storia: studiare la Guerra fredda e promuovere la pace, un Museo a Pordenone

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Valorizzare il patrimonio storico relativo alla Guerra fredda e promuoverne lo studio e la conoscenza critica, anche per comprendere gli attuali fenomeni di instabilità internazionale e favorire una cultura della pace e della collaborazione tra popoli e nazioni. Mira a questi obiettivi il progetto di legge per l’istituzione a Pordenone del Museo nazionale della Guerra fredda, presentato dal deputato del Pd Giorgio Zanin e condiviso da altri colleghi del suo Gruppo, tra i quali il presidente della commissione Difesa della Camera, Francesco Garofani.
Esiste un patrimonio di periodici, cartografie, immagini personali o ufficiali di eventi ed esercitazioni, armi e sistemi d’arma, nonché documenti ufficiali, declassificati e da declassificare – spiega l’autore della proposta nella relazione introduttiva – che rischiano di andare dispersi e che costituiscono invece la base necessaria su cui svolgere indagini e ricerche storiche“.
L’esigenza di fondo è oggi in Italia quella di razionalizzare e mettere in rete le molteplici potenzialità esistenti, nonché di promuovere la conservazione e l’esposizione dei materiali documentali inerenti la Guerra fredda, per una piena valorizzazione della memoria nazionale iscritta anche nella comune memoria europea e internazionale“. Inoltre “in tutta l’area meridionale dell’Alleanza atlantica non sono presenti istituzioni museali rivolte alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione della memoria della Guerra fredda“, periodo che si presenta come “uno straordinario, vastissimo e variegato campo disseminato di ricchi giacimenti di testi, siano essi immagini, prodotti letterari, oggetti“.
Il Museo diventerebbe così la sede per “l’esplorazione di questo vasto territorio, lo scavo nelle sue viscere più profonde, per portare alla luce fatti, episodi e storie in una narrazione di quegli anni attraverso le testimonianze della cultura alta e di quella popolare“.
Naturalmente “con una particolare attenzione rivolta a quello che fu, nello scacchiere meridionale europeo, il confine ormai dismesso tra i mondi dell’est e dell’ovest“. Lo spazio potrebbe così essere organizzato in sezioni e temi come la memoria dei luoghi e delle persone, la vita quotidiana nei modelli del socialismo reale e dell’ american dream, la dissidenza e la controcultura, lo spazio pubblico e privato, il cinema e la letteratura, lo sport e la corsa allo spazio.
Ma il Museo, spiega ancora l’autore del progetto di legge, dovrebbe diventare anche una sede di studi per “comprendere e inquadrare, più correttamente di quanto non sia avvenuto finora, le vicende storiche italiane nel contesto generale dell’età che viviamo“, favorendo così una “conoscenza critica della storia, la comprensione, in un’ottica di unitarietà e globalità, dei motivi che stanno alla base dei fenomeni di instabilità attuali e potenziali nei teatri delle crisi e delle contrapposizioni geo-strategiche contemporanee“.
Senza dimenticare la necessità di promuovere “una memoria condivisa, nella quale anche i nemici di ieri possano trovare nuovi spazi di intesa nel fluire dinamico della Storia” e “lo sviluppo, nelle giovani generazioni e nella più ampia opinione pubblica, della cultura della pace e della collaborazione tra le nazioni e tra i popoli“. Prevista la realizzazione di un sistema a rete con i musei della guerra esistenti in Italia e la fruizione a distanza dei materiali custoditi ed esposti; il collegamento e il coordinamento dell’offerta espositiva con quella dei musei esteri sulla Guerra fredda e con centri di studio, di documentazione, di ricerca universitaria di altri Paesi.
Per quanto riguarda i finanziamenti, viene indicata una spesa iniziale di 20 milioni di euro per il 2016 per la realizzazione della sede del Museo, quindi successivamente un milione e mezzo all’anno. (AdnKronos)