Cannabis, il direttore dello Stabilimento Militare di Firenze: “Pronti ad aumentare la produzione”

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Siamo pronti ad aumentare la produzione di cannabis per uso terapeutico. Abbiamo già individuato altre aree per ampliare la coltivazione“. E’ quanto sottolinea all’Adnkronos il colonnello Antonio Medica, direttore dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze impegnato nel “progetto cannabis“, nato nel 2014 con lo scopo di produrre cannabis per uso terapeutico di qualità e a basso costo. A breve è prevista la firma di una convenzione con il ministero della Salute per la distribuzione del prodotto nelle farmacie. La produzione iniziale prevista dal progetto è di 100 chili “ma non c’è un limite prefissato. Si doveva partire da una idea e si è preso ad esempio il quantitativo che attualmente importiamo dall’Olanda, ma non è vincolante. Il nostro obiettivo è quello di soddisfare le necessità di tutti i pazienti – spiega Medica – Bisogna solo avere pazienza. Abbiamo dovuto organizzare un’attività che prima non c’era. Abbiamo avuto bisogno di espletare tutte le pratiche relative ai permessi. Tra l’altro l’impiego di queste sostanze è anche sotto il controllo delle Nazioni Unite, quindi parliamo di un progetto complesso”. Il progetto iniziale prevedeva due anni dedicati a ricerca e sviluppo “invece – prosegue il direttore – stiamo più avanti tanto che, per quest’anno, dovremmo arrivare a produrre circa 30 kg di prodotto finito. Da gennaio 2017 dovremmo arrivare a circa 100 kg“. E rassicura: “Fino a quando non arriveremo a coprire le necessità italiane continueremo a comprarla dall’estero“. Dall’Olanda ad oggi arrivano circa 100 kg di cannabis all’anno, quantitativo destinato a diminuire progressivamente man mano che aumenterà la produzione dell’istituto. I tempi sono lunghi anche per la complessità della coltura: “La cannabis per uso medico prevede una coltivazione elaborata – aggiunge il colonnello Medica – E’ una pianta molto robusta ma particolare perché assorbe tutte le sostanze del terreno. Ecco perché la coltivazione delle piante, fornite dal centro ricerche agricole di Rovigo, avviene solo in terreno artificiale proprio per evitare che possa assorbire sostante dannose“. Al progetto lavorano 50 civili e 30 militari: “L’abbiamo preso a cuore questo progetto, da un punto di vista sia etico che morale è fondamentale“, conclude.