Clima: nella bozza del G20 l’impegno dei Paesi alla ratifica dell’Accordo di Parigi

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Un impegno dei paesi con economie più sviluppate a ratificare “al più presto” l’Accordo di Parigi sul Clima è stato inserito nella bozza della dichiarazione finale del G20 di Hangzou. “Ci impegnamo a completare le procedure previste nei nostri paesi per aderire all’accordo di Parigi appena ce lo consentiranno tali procedure a livello nazionale“, si legge nel testo anticipato dall’agenzia tedesca “Dpa”. Cina e Stati Uniti hanno formalmente notificato all’Onu la loro adesione formale all’accordo che, per entrare in vigore, deve essere ratificato da almeno 55 paesi (sono ora 26) e dai responsabili del 55 per cento delle emissioni di gas a effetto serra. Stati Uniti e Cina insieme rendono conto di poco meno del 38 per cento delle emissioni globali. Argentina, Brasile, Corea del Sud e Giappone, grandi inquinatori, sono in fase avanzata del processo di ratifica. Ma sulla tenuta degli Stati Uniti e del loro impegno grava Donald Trump che, se eletto, intende “cancellare”, come ha detto, l’accordo esecutivo (approvato quindi con un ordine esecutivo del presidente e non considerato come trattato internazionale e quindi soggetto alla ratifica del senato). L’impegno di Trump potrebbe rivelarsi difficile quantomeno a livello formale, sottolinea il Washington Post, ricordando che l’articolo 28 dell’accordo sottoscritto a Parigi lo scorso dicembre precisa che le parti non possono ritirarsi per tre anni dalla sua entrata in vigore, un periodo a cui va aggiunto un anno perché il ritiro sia effettivo. L’esponente repubblicano, se davvero eletto alla Casa Bianca, potrebbe comunque ignorare il contenuto dell’accordo, considerato che le sanzioni previste non sono molto pesanti (si richiede per esempio al paese di spiegare la sua mancanza di cooperazione). Negli Stati Uniti poi gli ‘attorney general’ di alcuni stati hanno messo in discussione il Clean Power Plan varato da Obama, uno degli elementi centrali della sua politica sull’ambiente, con ricorsi in attesa di essere esaminati in una corte di appello.