Cyberbullismo, psichiatra: dopo la morte di Tiziana fermiamo la dittatura sul web

Ogni 40 secondi nel mondo qualcuno muore per suicidio. Ma oggi in Italia a far discutere è la morte di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita a causa delle persecuzioni digitali, dopo la diffusione di un video hard diventato virale sul web. Una tragedia che potrebbe diventare l’occasione per dire basta. “Dopo la morte di Tiziana fermiamo la dittatura del web crudele“, afferma Tonino Cantelmi, docente di Cyberpsicologia all’Università europea di Roma ed esperto di cyberbullismo. “In gioco ormai c’è la reputazione digitale, che è fragile. Mentre il disprezzo online è virale e la vittima non può difendersi. Tiziana è stata imprudente. Ha registrato per gioco o per vanità un video hard. I suoi amici, a cui era destinato, l’hanno tradita. Il video è divenuto virale e si è diffuso in Rete. A nulla è valso cambiare lavoro, trasferirsi o cercare di cambiare il cognome. La maledizione del web non l’ha mollata“, dice l’esperto all’AdnKronos Salute.

Una vicenda, la sua, “che insieme con quella della diciassettenne ubriaca violentata nei bagni di una discoteca, filmata e diffusa su Whatsapp dalle ‘amiche’, pone con urgenza la necessità di pretendere la protezione del diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale“. Oggi, sottolinea Cantelmi, “nessuno può fermare la macchina infernale del web crudele. Quel video rilanciato dai siti porno sarà sempre lì“. Le crudeltà telematiche di queste ore, capaci di spezzare la vita o di rovinarla, “si aggiungono ad altre, più o meno gravi: insulti, calunnie, gogne, offese. Il web è un mondo affascinante, ma anche terribile. In gioco c’è una nuova e inesplorata dimensione dell’identità: la reputazione digitale. Ognuno di noi ne ha una, che pesa enormemente nella vita reale“.

Ancora prima di un incontro, sia galante che di lavoro – prosegue lo specialista – andiamo a spulciare la reputazione digitale della persona che stiamo per incontrare. Cerchiamo su Google le notizie, spiamo i suoi profili social, guardiamo le immagini e i video“. In una sorta di gossip via social. “Non c’è nulla di più fragile – ribadisce Cantelmi – della reputazione digitale: chiunque può calunniare, maledire, attaccare, insultare o tradire. E questo riguarda in modo particolarmente massiccio gli adolescenti: per loro la popolarità digitale sembra essere una componente ineludibile della loro autostima“.

La logica perversa del cyberbullismo è proprio questa: la vittima non può difendersi. “La sopraffazione è pari all’impotenza della vittima. La questione che voglio porre è proprio il diritto alla gestione della propria reputazione digitale. Qualcuno – si chiede lo psichiatra – dovrà pure dire stop alla dittatura dei vari social ai quali consegniamo la nostra immagine e la nostra reputazione online. Certamente la questione investirebbe norme, diritti, giurisprudenza. Ma vogliamo avere il diritto di gestire la nostra reputazione digitale, il diritto di ripensamento sui contenuti che diffondiamo. E il rispetto del diritto all’oblio. In altre parole, vogliamo una rete più umana“.