Disastro nel mar Glaciale Artico: violento ciclone apre uno squarcio nei ghiacci fino al Polo Nord con venti impetuosi e un fetch molto esteso

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Per l’Artico quella del 2016 è stata un’altra estate da dimenticare. Dopo aver tenuto testa all’inizio dell’estate nelle ultime settimane la situazione è drasticamente peggiorata, con la rapida fusione di una buona parte della banchisa che copre l’area dell’Artico russo, al cui posto va seguito un lunghissimo corridoio di acque libere e navigabili, fino in vicinanza al Polo Nord geografico. Fa particolarmente scalpore l’enorme striscia di acque libere che in questi giorni si è aperta nel bel mezzo della banchisa, nell’alto mar di Chukchi, dove si può notare un vastissimo canale di acque libere, probabilmente apertosi a seguito del passaggio di un profondo ciclone extratropicale nell’area che ha prodotto venti di tempesta. Pensate che in pochissimi giorni ben 288.000 chilometri quadrati (111.000 miglia quadrate) sono stati fusi dall’azione meccanica del vento e dell’intenso moto ondoso associato, durante il passaggio di questa tempesta. Oggi buona parte dell’Artico è perfettamente navigabile, specialmente nell’area che va dal mare della Siberia orientale fino al mar di Beaufort, dove appara una ampia zona di acque ormai totalmente libere dai ghiacci. Difatti quello del 2016 potrebbe essere il secondo minimo più basso di sempre per l’Artico, dopo solo all’eccezionale minimo assoluto stabilito nella tremenda estate del 2012.

Ecco come si presenta oggi l'Artico (credit NOAA)
Ecco come si presenta oggi l’Artico (credit NOAA)

Sul pessimo dato di quest’anno incidono anche gli effetti degli ultimi minimi di estensione del 2007 e del 2011 che hanno agevolato la fusione di buona parte del ghiaccio vecchio, molto più spesso rispetto a quello giovane, maggiormente vulnerabile al sole estivo e agli effetti del moto ondoso. Secondo gli ultimi dati riferiti al mese di Agosto l’estensione media dei ghiacci artici è scesa a ben 5,60 milioni di chilometri quadrati (2,16 milioni di miglia quadrate). Si tratta di 1,03 milioni di chilometri quadrati al di sotto del 1981 al 2010 la media per il mese e 890.000 chilometri quadrati (344.000 miglia quadrate) al di sopra del minimo assoluto risalente al Settembre del 2012. L’estensione del ghiaccio marino è scesa sotto media su tutti i bacini che circondano il Polo Nord.

N_daily_extent_dthumbSolo in una piccola area del mare di Laptev si è avuto un piccolo temporaneo aumento, indotto principalmente dalla locale circolazione dei venti nei bassi strati. Questa nuova massiccia perdita di ghiaccio potrebbe essere imputabile al fatto che ormai sul mar Glaciale Artico l’assenza di ghiaccio per vasti tratti di mare, durante il passaggio delle tempeste, facilità lo sviluppo di onde sempre più grandi e potenti, in grado quindi di facilitare la rapida fusione dei ghiacci marini, per l’azione meccanica esercitata dallo stesso moto ondoso. Generalmente la presenza di una copertura di ghiaccio compatta smorza le onde dell’oceano assorbendo e disperdendo l’energia delle onde attraverso spingendo e sballottando i lastroni di ghiaccio l’uno contro l’altro.

fig2bUna copertura impacco di ghiaccio denso agisce come uno scudo tra l’oceano e il vento di superficie, impedendo così la formazione delle onde. Oggi con meno ghiaccio marino sul mar Glaciale Artico aumenta il “Fetch” (lo spazio di mare su cui soffia il vento), ciò consente alle onde di diventare sempre più grandi e potenti, in base all’estensione e alla durata di quest’ultimo. Il “Fetch” è un parametro fondamentale per valutare la potenza e l’intensità del moto ondoso che verrà innescato dalla formazione di una burrasca o una tempesta di vento. L’altezza delle onde non dipende solo dall’intensità del vento, ma anche dall’estensione dello spazio di mare su cui esso agisce. Più questo sarà ampio maggiori saranno le probabilità di vedere un moto ondoso più consistente e impetuoso, capace di immagazzinare enormi quantità di energia.

n_extn_hires-350x417In presenza di venti di burrasca e di un “Fetch” molto esteso, per centinaia di miglia, allora siamo certi di trovarci di fronte ad una consistente mareggiata, in grado di arrecare danni significativi sulle aree costiere esposte, già pesantemente vulnerate dal fenomeno dell’erosione. Durante la seconda decade di Agosto, come già scrivemmo più volte esattamente un mese fa, il transito di un profondo ciclone extratropicale sulla parte centrale del mar Glaciale Artico produsse una grande tempesta di vento, prevalentemente da Ovest e O-NO, che dal mare di Barents si estese molto rapidamente al settore più orientale del mar di Kara, con venti di tempesta, ben oltre la soglia dei 100-120 km/h, che produssero grosse onde di “mare vivo”, alte fino a più di 5-6 metri.

Ecco la tempesta responsabile del rapido scioglimento dei ghiacci marini dell'Artico
Ecco la tempesta responsabile del rapido scioglimento dei ghiacci marini dell’Artico

Durante il rapido spostamento della profonda depressione artica verso la parte centrale del mar Glaciale Artico le tempeste di vento raggiunsero il mar di Kara, pur attenuandosi per l’allentamento del “gradiente barico orizzontale” sul bordo meridionale della circolazione ciclonica. Il giorno successiva queste ondate, alte fino a più di 4-5 metri, si sono propagate nell’area a nord delle isole della Nuova Siberia, con una traiettoria decisamente ortogonale rispetto all’andamento della banchisa artica. L’impatto del moto ondoso sulla banchina ha difatti agevolato il rapido ritiro dei ghiacci, registrato proprio a cavallo del 15 e 16 Agosto 2016, quando una larga fetta dei ghiacci era sparita, letteralmente mangiata dalle grandi onde in arrivo dal mar di Kara. Queste ondate andando a sbattere con grande impeto lungo il margine della banchisa, hanno contribuito a sgretolarla, aprendo enormi squarci su di essa. L’area che ha perso la maggiore quantità di ghiaccio è quella che va dal settore più orientale del mare della Siberia orientale al settore occidentale del mare di Beaufort. Su quest’ampia area l’azione dei forti venti e del moto ondoso, piuttosto accentuato visto la presenza di ampi tratti di acque libere davanti la Siberia e la costa dell’Alaska, ha inciso negativamente sulla tenuta della Banchisa, aprendo nuovi profondi squarci, anche oltre gli 84° – 85° nord.