La salute dei Presidenti degli Stati Uniti, un affare di Stato tra segreti e trasparenza

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La polmonite di Hillary Clinton riaccende i riflettori sul tema della salute nella politica americana. Il pubblico chiede leader sempre efficienti, con un fisico di ferro, ma le campagne elettorali mettono alla prova anche i più giovani. E nella storia degli Stati Uniti non mancano le vicende di malattie nascoste o cartelle cliniche esibite. L’importanza di mostrarsi fisicamente forte era già chiara nel 1841, quando l’ex generale William Henry Harrison, 68 anni, rifiutò di indossare il cappotto al discorso del suo insediamento da presidente, malgrado la pioggia battente. Morì di polmonite entro un mese, segnando la presidenza americana più breve della storia. Altri presidenti morti in carica furono Zachary Taylor, colpito probabilmente da colera nel 1850, e Warren Harding morto d’infarto a 53 anni durante una vista a San Francisco nel 1923. Molto si è parlato della malattia di Woodrow Wilson, che fu colpito da ictus nel settembre 1919 durante il suo secondo mandato. Le sue reali condizioni di salute furono a lungo tenute nascoste al pubblico dalla moglie. Anche una personalità centrale nella storia americana come Franklin Delano Roosevelt, fece di tutto per minimizzare i suoi problemi fisici. Colpito dalla poliomielite a 39 anni, si serviva di un podio speciale per parlare in pubblico ed evitare la sedia a rotelle che usava in privato. La sua malattia era nota, ma se ne parlava il meno possibile. Morì a 63 anni, nell’aprile 1945, poco dopo l’inizio del quarto mandato. Anni dopo il volto pallido di Richard Nixon nel dibattito televisivo del 1960, fu uno dei fattori che portarono alla vittoria di John Kennedy, di aspetto più sano malgrado soffrisse di forti dolori di schiena che vennero tenuti segreti. Oggi dai presidenti si pretende la massima trasparenza in campo medico. Del resto la loro visibilità sui media rende molto difficile nascondere problemi di salute. Quando George Bush junior fu sottoposto a colonscopia nel 2007, il pubblico fu ampiamente informato e il vice presidente Dick Cheney assunse i poteri per il tempo dell’anestesia. Per la campagna elettorale 2008, il 47enne Barack Obama mostrò un rapporto medico di 276 pagine, costringendo il suo più anziano rivale John McCain a fare altrettanto: il senatore repubblicano, 71 anni, con un passato di tumori alla pelle, esibì una cartella clinica di 1200 pagine. Malgrado l’attenzione alla salute dei presidenti, questi non sono esenti da malattie, anche a causa dello stress cui sono sottoposti. A volte sono incidenti imbarazzanti, come quando Bush padre ebbe un malore e vomitò in grembo al primo ministro giapponese ad un banchetto a Tokio. Suo figlio battè invece la testa dopo aver brevemente perso conoscenza mentre guardava la tv alla Casa Bianca, apparentemente a causa di un pretzel che gli era andato di traverso. La 68enne Hillary Clinton ha diffuso l’anno scorso un dettagliato rapporto del suo medico, mentre l’avversario Donald Trump, che ne ha 70, si è contentato di una breve lettera del suo medico curante secondo la quale il miliardario sarà “l’individuo più sano eletto alla presidenza“. Quasi coetanei, i due avversari non hanno interesse a sottolineare troppo il fattore età. Nel 1984, il 73enne Ronald Reagan liquidò le polemiche sulla sua anzianità con una battuta. Rivolto al più giovane Walter Mondale affermò che non intendeva “sfruttare politicamente la giovinezza e l’inesperienza del suo avversario“.