Il 10 settembre del 2000 si verificava in Calabria una delle più gravi “stragi nel fango” d’Italia. Il camping “Le Giare”, costruito a ridosso del torrente Beltrame, in un’area soggetta a esondazione naturale, veniva spazzato via da un’onda di piena. Morivano 13 persone, fra cui turisti e membri di una colonia estiva formata da disabili e volontari.
La piena arrivò prima dell’alba, e fu causata in primo luogo da un tappo formatosi a monte del campeggio. Le forti piogge cadute nelle 48 ore precedenti avevano ingrossato il torrente. Le piogge cadevano su un territorio colpito dagli incendi estivi, e l’acqua trascinava con sé tronchi e detriti: proprio questi oggetti andarono a formare una vera e propria diga. Quando la diga di detriti cedette, l’ondata di piena fu ancora più distruttiva.
La strage di Soverato riempì le prime pagine dei giornali italiani per diversi giorni, e si tornò a parlare, a soli due anni dalla strage di Sarno, della necessità di fare di più per ridurre il rischio idrogeologico nel nostro paese.


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