Musei, la studiosa: “Servono ‘smanettoni colti’ per i loro ‘tristi’ siti”

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I siti web delle istituzioni culturali, nella maggior parte dei casi decisamente ‘tristi‘, dovrebbero svecchiarsi andando incontro alle esigenze degli internauti. Dovrebbero offrire un prodotto “più friendly“, al passo con i tempi, “con contenuti più ammiccanti” e alla portata di un pubblico che ha una buona dimestichezza con i mezzi informatici. In altri termini, è necessario che, al timone di questi siti, ci siano degli “smanettoni colti” che li mettano al passo con i tempi. La pensa così Lella Mazzoli, docente di Sociologia della Comunicazione all’Università d’Urbino. Alla direzione, insieme al giornalista Giorgio Zanchini, del Festival del Giornalismo culturale, che prenderà il via il 13 ottobre ad Urbino con una anteprima e che si chiuderà il 16 ottobre a Fano, Mazzoli, conversando con l’Adnkronos, si sofferma sul modo in cui gli enti culturali, in particolare i musei, comunicano con il pubblico. Riflessioni che nascono anche dalla sesta edizione della ricerca dell’Osservatorio News-Italia ‘Informazione e patrimonio culturale. Come si informano gli italiani’, filo conduttore del festival giunto alla sua quarta edizione.

Dalle nostra ricerca – spiega la studiosa – emerge che tutti i musei dichiarino di usare i social. Ma c’è uno iato profondo tra l’uso istituzionale dei social e i cittadini. I musei dovrebbero scegliere una modalità più friendly, più contemporanea per intercettare meglio le necessità degli internauti. Finora non c’è una vera identità o sovrapposizione tra i siti e il pubblico”. “I siti culturali istituzionali sono statici -lamenta Mazzoli- Sembra che chi li realizza non abbia le competenze adatte. Ci vogliono invece degli ‘smanettoni colti’ con capacità nell’uso del mezzo e conoscenza dei contenuti” perché il punto è, in ogni caso, “ripartire dai social. C’è da considerare anche il fatto che gran parte dell’informazione digitale viene fruita attraverso smartphone e tablet”.

In questo contesto, comunque, “la televisione resta il medium più seguito per informarsi“. Più in generale, allargando la riflessione, “la differenza tra coloro che si informano attraverso la televisione e coloro che si informano attraverso il web è sempre più sottile: piccolo schermo e web si stanno allineando e si registra una sempre maggiore spettacolarizzazione. La carta stampata – conclude Mazzoli – perde terreno, resiste la radio e i canali di all news non crescono“. La ricerca evidenzia che l’informazione è sempre più fruita attraverso i dispositivi digitali e in particolare attraverso le tecnologie mobili (+15% rispetto al 2015), che stanno diventando lo strumento informativo e connettivo per eccellenza. L’utilizzo dei social network in chiave informativa è aumentato di poco rispetto allo scorso anno (+3%), segno che gli intervistati probabilmente non riescono a distinguere pienamente tra informazione ricercata attivamente e quella in cui ci si imbatte casualmente sui social network. Per quanto riguarda l’utilizzo dei social media, sottolinea la ricerca, i musei dichiarano di utilizzare nella quasi totalità Facebook (97%), ma in molti sono anche su Twitter (62%), Instagram (31%) e YouTube (25%).