Precipitazioni, cosa sono i millimetri e cosa rappresentano nella misura della pioggia?

Nella misura delle precipitazioni i millimetri vengono usati in maniera abbastanza uniforme nel mondo (sostituiti soltanto dai pollici in paesi come il Regno Unito), perché permettono di risalire facilmente al volume di acqua caduto su una certa superficie.

La misura in millimetri corrisponde alla così detta altezza pluviometrica. Un millimetro di accumulo è pari come quantità a 1 litro di acqua depositatosi su una superficie di 1 metro quadrato. Per questo in certe nazioni si usano i litri al metro quadrato e non i millimetri per indicare quanta pioggia è caduta: è esattamente lo stesso concetto.

Dire ad esempio che la quantità di pioggia caduta in una certa località è di 20 mm, equivale a dire che su ogni area di 1 metro quadrato in quella determinata località sono caduti 20 litri di pioggia. Se si posizionasse al suolo un contenitore con una apertura di 1 metro quadro, troverei quindi al suo interno 20 litri. Ovviamente in natura parte di quell’acqua si infiltrerà nel suolo, un’altra parte scorrerà in superficie (questo non nelle città, dove l’impermeabilizzazione del suolo impedisce l’infiltrazione).

L’utilizzo dei millimetri ha un vantaggio: permette di calcolare rapidamente i volumi di pioggia caduti su estensioni areali più grandi. Basterà – ad esempio – conoscere il dato della pioggia caduta in un anno (in millimetri) su una certa area geografica, e moltiplicarlo per il valore dell’estensione areale. Dalla moltiplicazione dei due valori (ovviamente dopo aver fatto le dovute equivalenze fra unità di misura) si ottengono i metri cubi di acqua caduti. Un dato utilissimo per conoscere il grado di ricarica degli acquiferi, ad esempio, o per valutare la possibilità che in una zona si verifichino inondazioni.