Ricerca: epilessia “misteriosa” per l’80% dei piccoli pazienti, al via la mappa genetica

Più della metà delle oltre 500 mila persone che in Italia sono affette da epilessia non ne conosce l’origine. Una percentuale che sale all’80% fra i 12 mila bambini e adolescenti che in Italia ne sono colpiti. Ma cause misteriose equivale ad ‘armi spuntate’ per combattere la malattia, a una strada sbarrata per cure più mirate. Per capire se l’epilessia nei pazienti ‘senza diagnosi’ ha una causa genetica, la Federazione italiana epilessie (Fie) ha deciso così di puntare su un progetto per la mappatura del Dna dei baby-pazienti. L’obiettivo è capire se sono presenti alterazioni genetiche e se queste siano alla base della malattia. Da lì sarà possibile individuare nuovi geni responsabili dell’epilessia e progettare terapie ‘su misura’ per ogni paziente. Lo studio scientifico è stato presentato oggi a Milano nel corso del convegno ‘L’epilessia esiste. Parliamone’, ospitato dall’università Statale del capoluogo lombardo. Il progetto, spiegano gli esperti, sarà focalizzato in particolare sui bambini perché le forme più gravi di epilessia, definite encefalopatie epilettiche, che sono incurabili e portano disabilità, si manifestano subito dopo la nascita o nell’infanzia ed è molto difficile individuarne la causa e quindi determinare la migliore terapia. Da qui la scelta di affidarsi alla potenza di calcolo di supercomputer ‘cervelloni’, applicata all’analisi genetica – in gergo tecnico Next Generation Sequencing, Ngs – e con queste tecnologie avanzate si procederà in 350 piccoli pazienti con la mappatura dell’esoma, cioè l’analisi di quella parte del genoma che contiene le informazioni relative a tutti i tratti di un organismo (dal colore degli occhi al comportamento) e che permette di identificare la maggior parte delle varianti genetiche responsabili di malattie. I pazienti saranno arruolati in 4 grandi centri clinici e di ricerca: l’ospedale Gaslini di Genova, l’ospedale Meyer di Firenze, l’ospedale Bellaria di Bologna e il Policlinico universitario di Catanzaro. La presenza della Fie, che ha riunito in consorzio i ricercatori e i medici dei 4 centri coinvolti, potrà garantire – spiegano dalla Federazione – il mantenimento dell’infrastruttura, la sua crescita successiva e la disseminazione dei risultati. “In questo modo – assicurano i promotori – si potrà realizzare in Italia il primo ente dedicato alla medicina di precisione guidato e ispirato dal bisogno dei pazienti“. Pazienti che restano troppo spesso nell’ombra. Dalla Federazione italiana epilessie con il convegno milanese arriva, proprio per questo, “una chiamata a impegnarsi per dare visibilità a una malattia di cui ancora oggi si parla molto poco“, afferma il presidente della Fie, Rosa Cervellione. “A farlo – sottolinea – devono essere i pazienti stessi e le famiglie, perché le istituzioni e il mondo della farmaceutica sembrano dedicare scarsa attenzione alla patologia: basti pensare, per esempio, a quanto siano ridotti i fondi per lo studio di nuovi trattamenti. Un caso significativo è costituito dagli Stati Uniti: i National Institutes of Health e le agenzie private investono 400 dollari per paziente nella ricerca contro la malattia di Parkinson, 450 contro la sindrome di Alzheimer, 464 contro l’autismo mentre solo 74 dollari contro l’epilessia“. Eppure nel mondo si contano 50 milioni di persone affette da una qualche forma di epilessia (6 milioni in Europa), “un dato superiore alla somma di quanti sono colpiti da sclerosi multipla, malattia di Parkinson e distrofia muscolare“, fanno notare gli esperti. In Italia i nuovi casi ogni anno sono circa 32 mila. In età pediatrica l’epilessia rappresenta la principale malattia neurologica – ogni anno circa 5 bambini su 1.000 sono colpiti da una forma di questa patologia – e tra i bebè nati a termine e prematuri è la causa principale di ricorso alla terapia intensiva neonatale. Senza contare che l’insorgenza precoce causa in molti casi deficit neurologici a lungo termine. Non solo: una quota di malati tra il 30 e il 40% non risponde a nessun trattamento terapeutico e anche i farmaci sviluppati negli ultimi 30 anni non hanno modificato questa percentuale di insuccesso. Oggi lo sviluppo di tecnologie che permettono di ottenere l’intero Dna di una persona in pochi giorni e a costi più contenuti che in passato sta spianando la strada alla medicina di precisione. E l’epilessia è ritenuta dagli esperti uno dei bersagli promettenti. Ma è necessario disporre di ampie casistiche di pazienti per raggiungere una validità statistica. Così in molti Paesi si stanno formando consorzi tra ospedali ed enti di ricerca, che mettono insieme i pazienti per fare analisi su vasta scala e si stanno stanziando fondi dedicati. Il problema in Italia – e non solo qui – è che non ci sono soggetti finanziatori focalizzati sulla malattia e ciò comporta che la ricerca sia guidata unicamente dall’interesse dei singoli scienziati. Oggi in campo per l’epilessia ci sono prevalentemente la Commissione europea o Telethon e, segnalano gli esperti, sul fronte della ricerca farmacologica si è osservato un calo anche di investimenti pubblici e non-profit. In Europa l’attenzione sta però aumentando, come dimostrano i 6 grandi progetti collaborativi finanziati nell’ambito del Settimo programma quadro: EpiTarget, EpiStop, EpimiRna, Epixchange, Desire e EpiPgx. L’investimento totale supera i 70 milioni di euro e sono coinvolti numerosi istituti e laboratori. Il piano sperimentale del progetto targato Fie prevede che i piccoli pazienti seguiti nei centri siano inseriti in un unico Registro centrale, e siano sottoposti alle stesse analisi cliniche periodiche al fine di raccogliere i dati sull’andamento della malattia. Contemporaneamente partirà il reclutamento di 150 pazienti (e i loro genitori) a cui sarà effettuata l’analisi dell’esoma, a caccia di varianti genetiche rilevanti. Le stesse verranno poi ricercate all’interno di un secondo gruppo di 200 bambini per poter effettuare ulteriori diagnosi. Il progetto durerà 18 mesi e al termine si valuterà un’estensione includendo altri bambini e forme diverse di epilessia senza diagnosi molecolare.