In un articolo pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, a firma di Luisiana Gaita, si ricorda il grave rischio che corrono i comuni intorno al Vesuvio. In particolare quelli situati nell’area dei Campi Flegrei, che oltre ad essere minacciati dal Vesuvio sono seduti su una vera e propria “polveriera”: sono situati in un’area a rischio eruzione, (qui l’ultima avvenne nel 1538) e dove è presente il fenomeno del bradisismo, cioè un periodico abbassamento e rigonfiamento del terreno che già negli anni ’80 causò gravi danni agli edifici paragonabili a quelli che causa un terremoto.
Proprio in questi giorni nell’area si è verificato uno sciame sismico di bassa magnitudo, che secondo gli esperti rientra nella normale attività bradisismica. Questo evento, insieme alla crescente attenzione mediatica sui rischi geologici a seguito del terribile terremoto del 24 agosto, ha nuovamente messo a nudo un grave problema presente ai Campi Flegrei: quello dell’assenza di consapevolezza da parte dei cittadini dei rischi che corre, e le carenze del piano di emergenza. “C’è chi non è a conoscenza dei reali rischi con i quali convive” spiega nell’articolo de ilfattoquotidiano.it il direttore generale della Protezione civile in Campania Italo Giulivo, mentre rincara la dose il presidente dell’Ordine degli geologi Francesco Peduto: “molti comuni sono in colpevole ritardo e l’intera area continua ad essere ad altissima densità demografica”, riferendosi all’attuazione da parte dei Comuni del piano di emergenza della Protezione Civile.
Un aspetto preoccupante è anche l’assenza di esercitazioni in cui la cittadinanza possa imparare come agire in caso di evacuazione. Insomma, un’area ad altissimo rischio del tutto impreparata a gestire una situazione emergenziale. Possiamo permetterlo?


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