Dalle staminali del grasso la speranza di una ‘sutura naturale’ per le lesioni provocate dalla malattia di Crohn. L’uso locale di cellule mesenchimali da tessuto adiposo (Cx601) si è dimostrato efficace in pazienti con fistole perianali refrattarie a ogni terapia medica, riuscendo a chiuderle in 6 mesi nella metà dei casi. E’ quanto emerge da uno studio europeo pubblicato su ‘Lancet‘, con autore senior Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano e docente di Humanitas University. La ricerca indica dunque “un’alternativa efficace e innovativa a chirurgia, trattamenti con immunosoppressori sistemici, antibiotici oppure inibitori del fattore di necrosi tumorale (anti-Tnf)“, in presenza di lesioni resistenti. Lo studio, condotto in 49 ospedali di Europa, Canada, Usa e Israele tra il 2012 e 2015, ha coinvolto 212 malati di Crohn affetti da fistola perianale e suddivisi in 2 gruppi: il primo trattato con cellule Cx601 (107 pazienti che nel 45% dei casi presentavano più di una lesione), il secondo con placebo (105 pazienti, di cui il 31% con più fistole). A 24 settimane dall’iniezione di 120 milioni di cellule Cx601, nel 50% del primo gruppo, rispetto al 34% del secondo, le fistole erano completamente cicatrizzate e il trattamento risultava ben tollerato dai pazienti. “Il trattamento topico con staminali mesenchimali – riferisce Antonino Spinelli, responsabile della Sezione di chirurgia del colon e del retto di Humanitas e docente di Humanitas University, che presenterà il lavoro sulle staminali al prossimo Congresso internazionale di chirurgia colon-rettale a Milano – ha permesso di ottenere un beneficio che si è prolungato per un anno più che con il placebo“. Il Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino che colpisce prevalentemente giovani adulti tra 20 e 25 anni, con una quasi totale prevalenza nei Paesi occidentali, ricordano dall’Irccs milanese. In questi pazienti le fistole perianali – anormali aperture tra intestino e cute vicino all’ano, causate dall’infiammazione dell’epitelio che riveste internamente la parete intestinale – sono una delle complicanze più comuni in circa un terzo dei malati e spesso sono molto difficili da trattare. “Quando accade – spiega Spinelli – è importante la bonifica locale effettuata dal chirurgo per rimuovere i focolai di infezione, ma poi il trattamento con i farmaci attualmente a disposizione risolve il disturbo solo in un terzo dei pazienti“. Nel 70-80% dei casi, infatti, le fistole perianali non rispondono ai trattamenti. Anche l’uso di cellule staminali emopoietiche impiegate in alcune forme di leucemia, che si pensava potessero ‘resettare’ il sistema immunitario e quindi interrompere il processo infiammatorio cronico alla base delle fistole e della patologia, non si è mostrato promettente. “Con questo studio – sottolinea Danese – abbiamo dimostrato che, nonostante vi sia un buon grado di risposta clinica in alcuni pazienti, i rischi della procedura con staminali emopoietiche possono sovrastare i possibili benefici. Più promettente sembra invece l’uso delle cellule mesenchimali da tessuto adiposo, già da molti anni oggetto di interesse da parte dei ricercatori perché, oltre alla loro capacità di generare nuove linee di cellule di grasso, osso e cartilagine, rilasciano intorno a sé sostanze che sembrano capaci di modulare l’attività del sistema immunitario e quindi dell’infiammazione“. La ricerca di Humanitas in questo campo non si ferma. “In modelli sperimentali abbiamo dimostrato che iniettando queste cellule in alcune tasche di biomateriali è possibile ridurre l’infiammazione tramite la produzione di mediatori solubili, tra cui è stato identificato TSG6“, conclude Stefania Vetrano, ricercatrice di Humanitas che ha recentemente pubblicato questi risultati su ‘Gastroenterology’.
Staminali: le cellule di grasso riparano le fistole da malattia di Crohn


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