Terremoti, la grande differenza fra rischio sismico e pericolosità sismica

MeteoWeb

In questa drammatica estate 2016, durante la quale 296 persone sono morte nel terremoto che ha colpito il Centro Italia, si è parlato molto di pericolosità sismica e rischio sismico. Fra questi due concetti c’è però una enorme differenza. Capirla dovrebbe aiutarci a prevenire nuovi disastri.

La pericolosità sismica si riferisce sempre alla probabilità che un certo evento accada. Ad esempio, una zona caratterizzata da alta pericolosità sismica è una zona in cui è elevata la probabilità che, in un certo intervallo di tempo, per esempio in 1, 5, 10 o 100 anni, si verifichi un terremoto di una certa magnitudo (ad esempio di magnitudo 5.0, 6.0, 8.0, ecc.).

mappa_placche_tettonicheLe aree del pianeta lontane dai margini tettonici hanno una pericolosità sismica minore, perché è molto più bassa la probabilità di terremoti rispetto a quelle situate lungo i margini. L’Italia è sfortunata da questo punto di vista, perché situata proprio sul margine fra la Placca Euroasiatica e quella Africana, sede di importanti terremoti. Sono però ancora più sfortunati paesi come il Cile o il Giappone, dove la frequenza dei terremoti e la magnitudo è molto più alta che in Italia: in quei luoghi la probabilità che in un certo intervallo di tempo avvenga un terremoto di una certa magnitudo, è altissimo.

Anche all’interno dell’Italia esistono poi aree in cui la pericolosità è più alta, ed altre in cui è più bassa (ne parliamo diffusamente su Meteoweb da anni).

Il rischio sismico invece prende in considerazione il danno che un evento naturale può provocare alle vite umane ed alle attività antropiche. In sostanza non tiene conto solo della probabilità di un certo evento naturale, ma anche degli effetti che esso avrà, sia in termini di perdita di vite umane che in termini di danno economico e danneggiamento delle infrastrutture.

deserto-del-sahara-1Una zona ad elevata pericolosità sismica quindi, nella quale però non ci siano centri abitati né infrastrutture (ad esempio un deserto), avrà un rischio sismico nullo, perché anche se un terremoto molto forte si verificasse non produrrebbe danni a persone né cose.

Per rendere più preciso e numericamente quantificabile il concetto di rischio, fin dal 1978 è stata stabilita dall’UNDRO-UNESCO una formula, ben conosciuta a chiunque lavori nel campo della pianificazione territoriale e della difesa dai rischi geologici, che prende in considerazione tre parametri.

La formula è la seguente: R= P x V x E. Dove R sta per Rischio, P per Pericolosità, V per Vulnerabilità ed E per Elementi a rischio.
In sostanza il rischio è dato dalla moltiplicazione di questi tre fattori. Se anche solo uno di questi risulta essere pari a zero, per le proprietà della moltiplicazione il rischio sarà nullo.

Ad esempio si può prendere in considerazione il caso della zona desertica caratterizzata da elevata pericolosità sismica. La probabilità di un terremoto – ad esempio di elevata magnitudo – è molto alta. Gli altri due fattori della formula però, la V (vulnerabilità) e la E (elementi a rischio)sono pari a zero. Infatti non vi sono elementi esposti (persone, ospedali, scuole) e di conseguenza non se ne può quantificare neanche la vulnerabilità. Per le proprietà della moltiplicazione il prodotto di più fattori di cui uno sia zero è pari a zero, e perciò il rischio sarà nullo.

Città del Messico
Città del Messico

Nel caso invece in cui la zona con elevata pericolosità sismica sia una città, le cose cambiano. Oltre al valore di pericolosità (P) bisognerà tenere conto degli elementi a rischio (E), e quindi il rischio crescerà quanto più popoloso sarà il centro abitato.

Una città con decine di milioni di abitanti, avrà un rischio maggiore in confronto ad aree dove sono presenti piccoli villaggi. Questo perché è più alto il numero di elementi a rischio (persone potenzialmente a rischio di essere ferite o di restare vittima di crolli, abitazioni e infrastrutture danneggiabili, danni economici).

La vulnerabilità: il tallone d’Achille dell’Italia

Non finisce qui però: resta da considerare il parametro vulnerabilità (V). Ed è proprio su questo fattore che l’Italia – purtroppo è proprio il caso di dirlo – vulnerabile.
A parità di pericolosità sismica e di elementi a rischio, due città possono avere adottato misure di prevenzione oppure no. Una città del Giappone sarà meglio attrezzata di una città italiana per resistere ad un terremoto.

sisma edificio ammortizzatori sismiciIn sostanza il largo uso dell’edilizia antisismica in Giappone rende meno vulnerabili gli elementi a rischio: le abitazioni non crollano e perciò vi sono molte meno vittime, le infrastrutture non vengono danneggiate e perciò non ci sono danni economici, l’economia non risulta danneggiata perché a poche ore dal sisma tutto riprende a funzionare come prima. In sostanza, la vulnerabilità minore fa sì che anche il rischio sia minore.

Nella mitigazione dei rischi geologici, si deve quindi lavorare alla riduzione di uno dei fattori presenti nella formula sopra citata. Purtroppo nel caso di terremoti e vulcani non si può agire sulla pericolosità, perché né i terremoti né i vulcani possono essere bloccati. Non si può agire neanche sul numero di elementi esposti, specialmente nel caso dei terremoti, perché per evacuare una città si dovrebbe conoscere con anticipo ora e data dell’evento sismico, ma i terremoti non sono ancora prevedibili. Si può però agire sulla V, riducendo la vulnerabilità degli edifici costruendo con tecniche di edilizia antisismica. È proprio questo l’imperativo del futuro per impedire nuove stragi in Italia: ridurre la vulnerabilità attraverso l’edilizia antisismica e con una buona preparazione della popolazione.