Terremoto: ad Amatrice messa in suffragio delle vittime, battezzata la piccola Alessia

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Il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha celebrato ad Amatrice, al campo sportivo vicino l’istituto Minozzi, una messa in suffragio delle vittime del terremoto del 24 agosto scorso, a un mese di distanza. Alla cerimonia sono presenti le autorità locali, il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, e il sottosegretario Claudio De Vincenti. “In questo interminabile mese che ci lasciamo alle spalle mi sono chiesto spesso che cosa ci direbbero quelli che non sono più tra noi“, ha detto monsignor Pompili nell’omelia. “Non ho trovato una risposta puntuale, se non immaginaria. Ho percepito però un grido che sale dalle tante, troppe, vittime di questo evento catastrofico: non siate superficiali! Non separate mai la giovinezza dalla vecchiaia, l’istante dall’eternità, l’energia dal senso: in altre parole la vita dalla morte. E oggi ce lo ripetono sommessamente: non commettere l’errore di riprendere tutto come se nulla fosse accaduto! Qualcosa è cambiato e definitivamente. Ma non è l’ultima parola“.

Monsignor Pompili ha iniziato il rito battezzando una bambina, Alessia, simbolo del futuro, ma frutto del passato, e ha detto: “dobbiamo riprendere a camminare così. Lo dobbiamo, anzitutto, a questa bambina che sta per essere battezzata, ma anche a questi luoghi che già hanno conosciuto l’abbandono e non meritano il deserto. ‘Ce la faremo?’. Questa è la domanda che serpeggia nell’animo di tutti i sopravvissuti. Nel Vangelo di Luca, il Maestro ben consapevole di ciò che lo attende incalza i suoi amici che sono distratti e indolenti con parole sferzanti. Sì, anche noi stiamo per essere consegnati nelle mani degli uomini. Più concretamente, nelle mani delle istituzioni che ci hanno assicurato che questi luoghi torneranno a vivere come e meglio di prima. Ma anche nelle mani di chi dovrà tradurre questo impegno senza lasciarsi fuorviare da altri interessi. E soprattutto nelle nostre mani che non possono restare inerti o nostalgiche, ma debbono ritrovare l’energia e la voglia di ricostruire insieme. Soltanto così – si chiude l’omelia – il soffio vitale che c’è in ognuno di noi tornerà a far risplendere il sole su questa terra. Ne sono un presagio i nostri ragazzi e i nostri bambini, ancorché intontiti e paurosi. Così come li descrive Gianni Rodari: ‘Tra le tende dopo il terremoto i bambini giocano a palla avvelenata, al mondo, ai quattro cantoni, a guardie e ladri, la vita rimbalza elastica, non vuole altro che vivere’“.