Terremoto, l’urbanista: tecnologie di ricostruzione scelte in base al luogo colpito

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“Ogni luogo colpito dal terremoto ha una propria specifica cultura, la ricostruzione deve tener conto di questa realtà. Le diverse tecnologie ora utilizzabili vanno scelte in funzione di ciò e saranno diverse nei singoli casi“. A dirlo paesaggista ed esperto nel recupero e nella progettazione urbana Alberico Barbiano di Belgiojoso, che ha operato sul campo dei grandi terremoti: dal Friuli all’Aquila. In Friuli con piani particolareggiati di recupero di centri urbani e studio di un nuovo sistema costruttivo e a L’Aquila curando la ristrutturazione a livello edilizio. “Nel Friuli -spiega- nei piani per i centri urbani, si è individuato per ciascuno il modo di riparazione e di ricostruzione, non trascurando miglioramenti alla vivibilità, pur mantenendo il ‘com’era dov’era‘”.

Mentre – sottolinea – laddove occorreva adottare il nuovo, si è studiato un sistema di prefabbricazione (richiesto dalle autorità per ridurre i tempi), adeguato all’inserimento nei nuclei storici, ma anche all’adattamento alle singole esigenze, un problema tipico di queste ricostruzioni. A L’Aquila si sono studiati gli aspetti strutturali, quelli impiantistici, e gli elementi architettonici di dettaglio e le decorazioni, in un dialogo continuo con la Soprintendenza. Una questione importante – sottolinea Belgiojoso – riguarda i monumenti storici, palazzi, chiese, infrastrutture. Occorre assumere quell’obiettivo del ‘dov’era, com’era’ con modalità diverse secondo l’entità del danno e le caratteristiche di dettaglio del manufatto. Un tratto di parete in muratura può essere ricostruito con lo stesso sistema; dettagli architettonici, cornici, portali, possono essere rifatti uguali agli originali sulla base di documenti fotografici che fortunatamente sono presenti quasi ovunque (a Varsavia e a Dresda hanno utilizzato dei dipinti)“.

Conviene sempre per alcuni elementi -suggerisce- verificare l’utilizzabilità di pezzi presenti nelle macerie, prima che queste vengano rimosse. E nei casi in cui ciò non sia possibile, si può considerare l’inserimento di parti di nuova architettura, studiando molto bene il rapporto con l’esistente. In Italia abbiamo ottimi esempi. Naturalmente, l’ho sperimentato io stesso in diversi casi, ma non bisogna abusarne”.

Le tecnologie attuali -aggiunge- sono in grado di garantire la sicurezza di ogni edificio: quello storico, di secoli, e la modesta unità familiare. Le differenze operative sono notevoli. E variano anche da regione a regione. In Emilia Romagna, terra di costruttori, il TERREMOTO ha avuto esiti meno disastrosi che nei paesi appenninici, dove le case sono state realizzate con materiali e con tecnologie povere“. “La valutazione dei costi -avverte- su cui si lanciano tante cifre in questi giorni dipende enormemente dai sistemi costruttivi adottati sia nell’edificio storico che nell’edificio recente. In alcuni casi, i costi sono bassi, in altri la soluzione è complessa e quindi molto onerosa; vi sono differenze, al metro quadro, di 3-4 volte. Le stime di massima si possono fare dopo avere almeno individuato la quantità dei diversi casi, anche solo come proposizione rispetto al totale“.

Il segreto di una costruzione sicura -sottolinea- sta nelle connessioni tra solai-pavimenti e pareti. Nei primi la presenza di cemento armato di spessore adeguato, 10 cm almeno, garantisce rigidità; se inferiore, occorrono delle aggiunte, ma molto legate all’esistente. Per quanto riguarda le armature in cemento, bisogna accertarsi innanzitutto se sono state realizzate con materiali adeguati, sabbia di fiume e non di mare, tondini di ferro del giusto numero e spessore. Alcuni rimedi sono possibili con cerchiature in acciaio o fibre di carbonio“.

Strumenti utilizzabili -afferma- sono i cosiddetti ‘dissipatori di energia’, costosi e validi solo in alcune condizioni; meccanismi inseribili nei punti opportuni del fabbricato che assorbono gran parte delle spinte e dell’energia del TERREMOTO. Sono di diversi tipi, dai cuscini di gomma ai pistoni immersi in liquidi densi, ai materiali deformabili, ecc. Il problema principale rimane sempre il saper gestire questi diversi aspetti di analisi, di soluzioni-tipo, di gestione delle differenze, di procedure semplificate ma sempre attente alla regolarità tecnica e legale“.