Anche le Marche ogni giorno di più si ritrovano a dover far il conto con i danni provocati dal devastante terremoto datato 24 Agosto che ha stravolto le vite degli abitanti di ben quattro diverse regioni.
Per un raggio di 50 km dall’epicentro tre province e 60 comuni, facendo fede alle parole del presidente della Regione Ceriscioli, si contano i danni.
Ad essere colpita e’ ”l’ultima economia possibile in quei luoghi”. ‘‘Dopo la scossa delle 3:36 la montagna ha continuato a franare, spaccarsi, era un frastuono incredibile”, racconta Anna Rita, la titolare del famoso Rifugio di Altino di Montemonaco (Ascoli Piceno).”Eravamo pieni fino a tutto settembre, specie stranieri: alle 8 del mattino del 24 tutti hanno disdetto. Li capisco pure. Ma questa scossa ha dato il colpo di grazia al turismo, prima economia della nostra montagna, il Vettore e la Sibilla”.
‘A Ferragosto c’erano 200 romani in queste case, ora siamo rimasti in 8 – racconta l’allevatore di pecore Stefano Angeli da Gabbiano, frazione di Pieve Torina (Macerata) – la stalla mi e’ crollata come nel terremoto del 1997, ma solo in parte, grazie ai lavori di miglioria, altrimenti avrei perso anche le pecore. Pero’ casa mia grazie ai lavori ha resistito, se no finiva come ad Amatrice, cosi’ come tutte le case di Gabbiano. Siamo salvi, ma ora dobbiamo tornare a lavorare: qui fa freddo fra un po’, ci servono i container non le tende”.
In provincia di Macerata invece quaranta milioni di api dopo il terremoto sono rimaste ferme e a finire sotto le macerie anche la Chiesa della Pace, laboratorio di uno delle piu’ importanti aziende di miele della provincia.


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