Torino, ‘Museum: Vision 2026-Talks’: legami tra arte, scienza e tecnologia

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Sono molte le esperienze delle città in cui l’arte, l’artigianato, le nuove tecnologie e la scienza hanno dimostrato la loro forza e la loro produttività. La musica, la letteratura, le arte visive, l’architettura hanno da sempre praticato processi di ibridazione con altre discipline, ma mai come ora sono così frequenti e ampi. A livello sia nazionale sia internazionale, nel design come nelle nuove tecnologie, quella dei ‘makers’ rappresenta una imprevista via di uscita da una crisi economica e l’Italia sembra essere in una posizione privilegiata per intercettare creativamente questo fenomeno.La Fondazione Torino Musei, proprio in quest’ottica, ha inaugurato un percorso di eventi sul tema, nell’ambito del progetto Museum: Vision 2026. Dopo il doppio appuntamento del 16/17 giugno che ha visto Palazzo Madama protagonista con un parterre di ospiti internazionali, tra i principali esponenti – ognuno nel suo campo – del mondo dell’innovazione e delle tecnologie, ecco il primo incontro di una serie di conversazioni “Museum: Vison 2026 – Talks”, per approfondire ancora una volta i legami tra Arte, scienza, Cultura e Tecnologia.Ne discuteranno a Palazzo Madama, moderati da Silvia Bernardi, giornalista de Il Sole 24 Ore, Patrizia Asproni, Presidente Fondazione Torino Musei, Fernando Ferroni, Presidente Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Infn e Stefano Micelli, Docente di Economia e Gestione delle Imprese e autore di Futuro Artigiano.

Per esplorare da una parte come “la rivoluzione tecnologica stia trasformando inevitabilmente le forme del progettare – scrive Stefano Micelli a proposito della sua mostra New Craft presso la Fabbrica del Vapore di Milano – e stia formando una leva di artigiani di nuova generazione, pronti a sfruttare design e nuove tecnologie per promuovere varietà e personalizzazione. Puntando anche sulla rete come piattaforma di dialogo e contaminazione”. Dall’altra parte abbiamo invece la “Big Science” calata nel mondo di Fernando Ferroni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Per raccontare come “i fisici riescano a lavorare grazie ad una sorta di super-artigianato-tecnologico, in cui le competenze tecniche di singoli individui si intrecciano con le innovazioni tecnologiche per trovare soluzioni prototipali e di assoluta avanguardia. E questa tecnologia trova applicazione anche altrove: in medicina, nell’ambiente, nei beni culturali. E per questo è cruciale il dialogo e l’intreccio dei saperi e delle competenze, che permettono di innovare in modo utile e sostenibile e non immaginabile a priori”.

Appuntamento dunque il 16 settembre, con l’obiettivo comune di comprendere le possibili interconnessioni tra arte, scienza, tecnologia, e la loro applicazione in campo culturale e, nello specifico, museale. Per interrogarsi sul ruolo delle istituzioni culturali e su quali sfide si troveranno ad affrontare in futuro i musei.Dopo aver ospitato i rappresentanti delle due principali istituzioni internazionali del “domani” – il Museum of the Future di Dubai e il Museu do Amanha di Rio de Janeiro – il FUTURO DEI MUSEI è il tema del presente.

E in questa prospettiva si inserisce la proposta di un Centro Europeo per il Futuro dei Musei, che vuole essere, come spiega la Presidente Patrizia Asproni, “punto di osservazione dei mutamenti in corso e crocevia di esperienze, interlocutore privilegiato per l’elaborazione di politiche culturali di lungo periodo e laboratorio di idee. Un centro nella cui azione sia sostanzialmente strutturata un’idea del mondo e del progresso che in esso si può generare attraverso l’interazione, plastica e profonda, tra cultura e innovazione”.