Ha fatto indignare milioni di italiani la vignetta di Charlie Hebdo pubblicata ieri, in riferimento al terremoto che ha colpito l’Italia centrale. All’indignazione degli italiani si è aggiunta anche la presa di distanza dell’Ambasciata francese e di personalità della cultura francese, come lo scrittore Daniel Pennac, che ha però difeso la libertà di satira.
Al margine dell’indignazione e dello schifo per una vignetta di pessimo gusto, il comportamento di indignazione e rabbia virtuale che sta correndo in queste ore sui social network fa riflettere. Diversi utenti sono arrivati a dire che ritirano il loro “je suis Charlie”, quella frase che nel gennaio del 2015 tutti recitavano dopo il terribile attentato yihadista compiuto ai danni della redazione di quel giornale satirico, nella quale morirono 17 redattori. Attentato che venne eseguito proprio in seguito alle vignette – anche quelle di pessimo gusto – che prendevano in giro la religione islamica, e che Charlie Hebdo – nel suo stile di satira brutta e sporca – aveva pubblicato in precedenza.
Si potrebbe discutere a lungo su cosa sia la satira, e personalmente credo che la vignetta sul “terremoto all’italiana” sia solo una porcheria da cestinare. Spazzatura. Forse se avessimo fatto così, non sarebbe rimbalzata all’infinito su reti sociali e TV.

La satira a volte è anche questo: spazzatura, raschiante e feroce. Ma se difendiamo questa libertà, dobbiamo poi farlo anche quando la spazzatura colpisce noi. E allora, invece di ritirare il proprio appoggio – evidentemente ben poco riflettuto – e dichiarare il proprio “non sono più Charlie”, perché non cestinare la vignetta, considerarla per quello che è, di pessimo gusto, e riflettere invece su quello che effettivamente non va nel nostro paese, ed evidentemente anche nella nostra comunità?
Non è forse vero che in Italia si muore per terremoti di magnitudo tali che in Cile, Giappone o California non farebbero che qualche danno? Non è forse vero che ad ogni terremoto scopriamo che molti edifici, addirittura scuole o case dello studente, erano stati costruiti male e senza rispettare le regole, nonostante dagli anni ’70 vi sia una legislazione antisismica molto avanzata? Non è forse vero che dagli anni ’70-’80 sappiamo con esattezza le aree in cui in futuro (forse anche domani, purtroppo) potranno verificarsi gravi terremoti, ma non ci si riesce a dotare di una edilizia antisismica all’altezza? Non è forse vero che le nostre case in cemento armato sono a volte costruite con la sabbia, e che le infiltrazioni della mafia sono terribilmente ramificate nel tessuto dell’edilizia italiana, pregiudicando la nostra sicurezza? Non è forse vero che in questo, oltre alla enorme colpa delle amministrazioni passate, vi è anche quella degli italiani che le hanno votate? Questo è il terremoto all’italiana. E questo dovrebbe far scattare in noi una molla di rabbia e conseguente azione.
Mi viene da domandare quindi se non stiamo perdendo tempo a indignarci per una pessima vignetta, peraltro schifata dagli stessi francesi – che hanno mandato grande appoggio ai fratelli italiani con donazioni e soccorsi – quando potremmo impegnare quel tempo a far sì che le prossime scosse, che purtroppo arriveranno con certezza nelle tante aree sismiche d’Italia, non creino nuovi morti, nuovo dolore, nuovo strazio. E per vigilare sulle amministrazioni affinché davvero si cominci a fare sul serio, a costruire in modo tale da prevenire nuovi morti. La vignetta, come un articolo di giornale, la possiamo cestinare in tre secondi. Quel che conta saranno le nostre azioni per il futuro. L’azione, non l’indignazione che riempie il web in queste ore.