“Ho dato al mio dolore la forma di abusate parole
lasciando perdere attese e ritorni
ho aperto gli occhi dall’orlo increspato
ho visto l’alba blu“
“Ore 7:30 una omelette con speck crema di zucca uva passa e ristretta di mirtilli, pane integrale abbrustolito con miele di arancio e succo di frutta di mirtilli silani sono la giusta carica per iniziare la giornata. Oggi lunedì 29 agosto io Noemi e Fabio scaleremo i Colli Perilli.
Finita la colazione corrono veloci i preparativi e gli zaini si riempiono all’inverosimile, meticolosi nella scelta degli indumenti dei cibi e dell’attrezzatura volano via due ore di preparativi. È tempo di andare. Noemi ci aspetta al Chiosco Rosso il tempo di un caffè e puntiamo sul Brillo Parlante, salutiamo Alfredo, i ragazzi del Brillo che ci guardano con occhi increduli e partiamo alla volta dei Colli.
Di tutte le vette silane i Colli Perilli riservano un fascino particolare. Sarà per la salita dura che bisogna affrontare, sarà per il carattere autentico e selvaggio, per il vento che sferza teso, per il paesaggio mozzafiato, ma ogni volta che conquisti la vetta le stesse suggestioni si rinnovano come se fosse la prima volta.
Ore 10:45 io, Noemi e Fabio partiamo in escursione, gli altri ci raggiungeranno nel pomeriggio. Solo pochi metri d’asfalto e ci aspetta un nuovo mondo: tre chilometri di spiaggia rubata al lago Arvo, piccole scogliere, insenature, fango, guadi. Procediamo a passo costante, sotto i nostri piedi la sabbia granitica sembra essere un tappeto soffice e la luce del sole che riflette sui granelli argentei quasi ci acceca. Dopo un’ora saltiamo la diga di terra battuta e siamo a Nocelle.
Qui incontriamo Zu Vicianzu che ci invita a prendere un caffè, rifiutiamo, ci riforniamo d’acqua e riprendiamo il cammino velocemente. È troppo forte la voglia della vetta. Sono le 12:14 quando da Nocelle imbocchiamo il sentiero 420 per Colli Perilli (o Croce dei Laghi visto che sul versante opposto è localizzato il lago Ampollino) che per la cartellonistica CAI si dovrebbe percorre in due ore.
Circa cinque chilometri di dura salita da 1350 a 1749 m s.l.m. iniziano sotto un sole cocente, Fabio, il folletto del pollino, imprime una accelerazione alla marcia e con passo deciso, ponderato, ma leggero ci tira fin sopra il primo strappo. Con Noemi, l’amazzone di Lorica, saliamo spediti al nostro passo e nel bel mezzo di un fitto e maestoso bosco di pino lariccio diamo il via libera al Folletto, che a piccoli ma veloci passi, esplode tutta la voglia di conquistare la prima vetta silana. Io e l’amazzone di Lorica “iartu dopu iartu” saliamo fin quasi la vetta, il sole batte, la terra sotto i pedi sale e 20 di chili di zaino sulle spalle iniziano a farsi sentire, mentre i discorsi sui rapporti di coppia prendono il sopravento sulla stanchezza, le endorfine entrano in circolo e le gambe spingono, da dietro, spunta silenzioso Alfredo in haibike e con sguardo sereno e sicuro ci informa che stiamo andando forte.
Ore 14:04 arriviamo sulla vetta dei Colli Perilli 10 km con 614 metri di ascesa percorsi in 3h18.
Giusto il tempo di mangiare un panino con la marmellata ed il tiepido sole che spunta da dietro le nuvole con il vento fresco conciliano il sonno. Mi sveglio, Alfredo e Noemi dormono, sembra passata un’ora invece ho dormito solo per quindici minuti, quindici minuti di energia pura, che mi danno la carica per continuare ad arzigogolare sui pianori che si srotolano tra Colli Perilli e Montenero insieme col Folletto, che oggi sembra inarrestabile. Esploriamo per un’altra ora. Ritorniamo da Alfredo e Noemi, scendiamo più in basso per montare il campo base, arrivano anche Casco e Antonio, inizia la solenne celebrazione del gusto.
Ore 5:50 di martedì 29 agosto il Folletto mi sveglia e dice solo una parola: “andiamo”. Ore 6:10 siamo in vetta ai Colli Perilli e quello che ci aspetta è l’alba blu.
Stanchi e tramortiti godiamo di una vista che leva il fiato, unica, sospende l’affanno, ti eleva alla comprensione di quanto indifesa sia la nostra vita di fronte alla potenza della bellezza. Eppure, c’è bisogno di comprensione della bellezza, c’è bisogno di una predisposizione all’accoglimento di tutta questa bellezza che parte dal rispetto di essa, dalla brama di proteggerla, di conoscerla nell’intimo più profondo. Per comprendere la bellezza c’è bisogno di cancellare l’egoismo umano e tornare a guardarla con occhi semplici ed umili che hanno fatto pace con essa.
Solo così potremo dire ho visto L’alba blu.”
Spezzano della Sila 01/09/2016






















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