Accadde Oggi: il 25 ottobre 1954 la catastrofica alluvione di Salerno: un evento dimenticato

Quando si parla di disastri idrogeologici in Italia la memoria va subito al Vajont (9 ottobre 1963), o all’alluvione del Polesine (novembre 1951), o all’alluvione di Firenze del novembre 1966. Più recentemente si ricordano i disastri della Valtellina (1987) di Sarno e Quindici (maggio 1998), di Giampilieri (2008), e le alluvioni di Genova e Cinque terre. Tuttavia ci sono altri disastri di cui si è persa la memoria. Disastri che hanno contributo a creare lentamente (troppo lentamente) la consapevolezza che per ridurre i morti da alluvioni e frane, bisognava muoversi anche in campo legislativo.

Era il 25 ottobre 1954 quando una delle più gravi alluvioni della storia recente d’Italia colpiva l’area campana di Salerno e della Costiera Amalfitana. Centinaia di millimetri di acqua caddero sull’area, con picchi di 500 millimetri. Vietri sul Mare, Cava de’Tirreni, Maiori, Salerno: questi furono i luoghi maggiormente devastati. Ci furono frane, case spazzate via, ponti crollati e ferrovie interrotte in più punti. Una enorme frana si staccò da una montagna recentemente disboscata e spazzò via il villaggio di Molina ed un antico ponte. Venne parzialmente distrutta Maiori, e per l’ingente apporto di detrito dalle alture dell’interno cambiò la linea di costa. Il bilancio delle vittime fu gravissimo: 318 morti, 250 feriti e oltre 5.000 senza tetto.

Troppi morti e troppi disastri sarebbero però ancora dovuti accadere perché qualcosa si muovesse anche in campo legislativo. Erano gli anni del boom economico e l’espansione edilizia marciava a ritmi serrati, senza minimamente prendere in considerazione l’assetto del territorio. Gli argini fluviali venivano incanalati nel cemento per aumentare le zone edificabili, i ponti costruiti con luce troppo ridotta diventavano tappi in caso di piene, il disboscamento dissennato aumentava i fenomeni di dissesto e l’estrazione di sabbia e ghiaia dall’alveo dei fiumi – materiali usati per fare calcestruzzo con cui venivano tirate su le periferie delle città italiane -creava gravi disequilibri nel reticolo idrografico.

Del resto, si sarebbe dovuto attendere il 1989, con l’approvazione della Legge 183/89 in materia di difesa del suolo, perché a livello legislativo si cominciasse a muovere qualcosa in materia di pianificazione territoriale.