Adesso l’uragano Nicole scatenerà una grande tempesta tra Islanda e Groenlandia [MAPPE]

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Dopo aver spazzato le Bermuda allo status di uragano di 1^ categoria della Saffir-Simpson, i resti dell’ex uragano “Nicole” hanno continuato la propria corsa verso nord-est, in pieno Atlantico. Nella giornata di ieri il sistema si è ulteriormente indebolito, anche se la struttura presenta al proprio interno ancora un intenso e ristretto “gradiente barico orizzontale” che sta generando furiose tempeste di vento attorno la piccola circolazione depressionaria. Muovendosi gradualmente verso latitudini sempre più settentrionali “Nicole” tenderà a scorrere sopra acque superficiali sempre più fredde che inibiranno le fasce di convenzione presenti attorno al nucleo centrale della tempesta. In pratica il flusso di aria calda e secca di origine desertica sta letteralmente mangiando l’ormai ex uragano. Attualmente “Nicole” continua a presentare lo status di uragano di 1^ categoria della Saffir-Simpson, ma fra poche ore il sistema, scorrendo sopra le fredde acque superficiali presenti nel tratto di oceano antistante le coste di Terranova, si tramuterà rapidamente in un profondo ciclone dalle caratteristiche extratropicali, presentando al proprio interno un sistema prettamente “baroclino”. Non per caso ci troviamo ai limiti del cosiddetto “cimitero degli uragani atlantici”, lì dove vanno a morire o si dissipano, evolvendosi in profonde depressioni extratropicali, tutti i cicloni tropicali che dai Caraibi o dal Golfo del Messico risalgono l’East Coast degli USA o l’Atlantico occidentale.

Quest’anno le condizioni meteo-climatiche inerenti la distribuzione dei venti nei medi e bassi strati e le temperature delle acque superficiali oceaniche, che superano i +27°C a sud delle Azzorre, depongono a favore per lo sviluppo e la strutturazione di aree depressionarie di natura tropicale, a cuore caldo, anche nel bel mezzo dell’Atlantico. Attualmente “Nicole”, nonostante si trovi in un ambiente quasi del tutto ostile, sopra acque superficiali molto fredde, grazie alle sue piccole dimensioni tende ad organizzarsi, spostandosi verso nord-est e avvicinandosi progressivamente in mezzo all’oceano.

Le ultime immagini satellitare mostrano che “Nicole” è ormai un ex ciclone dalle caratteristiche tropicali, caratterizzata da una profonda attività convettiva centrale che continua a far esplodere intensi “Clusters temporaleschi” che si avvitano attorno al a un minimo barico profondo sui 960 hpa, ma in costante risalita. Il forte “gradiente barico” che circonda il cuore della tempesta sta generando forti burrasche e venti di tempesta in un’area però abbastanza ristretta attorno il centro di bassa pressione. Qui il mare si mantiene grosso (forza 7) o molto grosso) (forza 8), con onde di “mare vivo” che possono superare anche i 7-8 metri, con “Run Up” fino a 9 metri. Le navi che passeranno nelle vicinanze avranno a che fare con un fastidioso moto ondoso, molto insidioso per le imbarcazioni di piccole e medie dimensioni. Ma a partire dalla giornata di domani i resti dell’uragano, attivi ancora nella media troposfera, verranno risucchiati verso nord da una ampia saccatura di origine artica che dalla baia di Baffin si allungherà sull’Atlantico nord-occidentale.

L’aria molto fredda che scivola dal settore più orientale dell’Arcipelago Artico canadese, presente all’interno di questa ampia saccatura, specialmente in quota, tenderà ad avvolgere quasi interamente la struttura depressionaria facente capo ai resti dell’ex uragano “Nicole”, favorendone una sua rapida evoluzione in un profondo ciclone extratropicale, quindi non più alimentato dal calore latente fornito dalla superficie marina (il motore dei cicloni tropicali), ma dalle pure dinamiche atmosferiche (“Jet Streak”, “baroclinicità”). Questo farà in modo che la circolazione ciclonica, venendo alimentata lungo il suo bordo occidentale dallo scivolamento di un blocco di aria piuttosto fredda, di tipo polare marittima, tenderà ad approfondirsi, spingendosi con il proprio profondo minimo barico nel tratto di oceano antistante le coste sud-orientali della Groenlandia.

L’intenso “gradiente barico orizzontale”, ulteriormente esaltato dal progressivo scivolamento dallo Stretto di Davis di aria sempre più fredda, densa e pesante, pronta a causare un repentino incremento della pressione barometrica nell’area ad ovest della depressione ormai extratropicale, originerà possenti tempeste di vento che spazzeranno l’intero Atlantico nord-occidentale, fino ad interessare le coste della Groenlandia meridionale e lo Stretto di Danimarca, dove irromperanno impetuosi venti da NE, N-NE e Nord con raffiche che potranno superare picchi di oltre 100-120 km/h.

Le tempeste più violente, da S-SO, SO e O-SO, nella serata di mercoledì dovrebbero investire il tratto di oceano ad ovest dell’Islanda, lì dove andranno a posizionarsi i massimi di “gradiente” del profondo ciclone in grado di scatenare venti veramente furiosi che potranno lambire la soglia dei 130-140 km/h nelle raffiche di picco. Questi venti così intensi saranno capaci di sollevare un imponente moto ondoso, con la formazione di onde di “mare vivo” alte anche più di 8 metri a largo delle coste meridionali groenlandesi.