Bioetica – Campioni di cellule, sangue e tessuti prelevati a scopo diagnostico o terapeutico ma utilizzati anche a scopo di ricerca: ad oggi non si sa quanti ne esistano in Italia e dove siano conservati. A fare il punto oggi sulla necessita’ di una regolamentazione unica in materia e’ il convegno ‘La ricerca su materiali biologici di origine umana. Giuristi e scienziati a confronto’, in corso presso la Sala Aldo Moro di Montecitorio. Le biobanche a scopo terapeutico – come quella di sangue, midollo, cordone ombelicale – hanno una precisa regolamentazione, ma non e’ cosi’ per le biobanche a scopo di ricerca scientifica. Che si tratti di materiale proveniente da un’asportazione chirurgica o da una biopsia, esiste una polverizzazione delle raccolte presenti negli ospedali e nei singoli dipartimenti universitari.”Esistono una miriade di linee guida anche autorevoli sui vari aspetti, ognuna pero’ copre alcune aspetti specifici della questione: ad esempio la raccolta in laboratorio, la tutela dei dati personali, gli aspetti etici”, spiega Carlo Petrini, responsabile Unita’ di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanita’ (Iss).
“Non esiste – aggiunge – una regolamentazione complessiva in Italia. Averla faciliterebbe il lavoro dei ricercatori e del personale medico e introdurrebbe un’armonizzare delle regole e delle procedure tra strutture diverse. Cosa che nell’epoca dei big data e’ quanto mai importante”. Manca infatti una legge in questo senso. “Di piu’ andrebbe fatto per creare una biobanca ricca e completa – ha affermato Paola Binetti (Ap), componente della Commissione Affari Sociali della Camera – organizzata in modo uniforme, in modo da trovare meglio e prima tutto quello che serve alla ricerca. Sulla base dei dati cresce la conoscenza e sulla base della conoscenza crescono le possibilita’ di cura”. “Il linguaggio della Scienza – ha commentato Walter Ricciardi, presidente dell’Iss – e’ diverso da quello del diritto, cosi’ come il linguaggio dell’etica e’ diverso da quello della sociologia. Per questo e’ importante che i vari ambiti si parlino e inizino a farlo quanto prima per una collaborazione il piu’ possibile proficua”. In questo ambito, conclude Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita, “una normativa ‘soft, ovvero facilmente modificabile e al passo con i cambiamenti tecnologici del settore e’ preferibile a una legge rigida che finirebbe per essere inesorabilmente superata dal progresso scientifico”.



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