Il Biometano, una risorsa importante tra le energie rinnovabili

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Le nuove misure legislative sulla Forsu prevedono un mix di soluzioni, integrate tra loro e con una forte visione centralizzata, che lascia intatte le autonomie delle regioni, ma le coordina secondo una visione nazionale. Il workshop “il biometano, una risorsa importante tra le energie rinnovabili” organizzato dal Consorzio Concessioni Reti Gas e dal Consorzio Italiano Monitoraggio ha messo a confronto il legislatore con gli operatori, associazioni e le aziende del settore che vantano eccellenti case-history. Soprattutto è servito a fare il punto della situazione dopo il decreto del 7 marzo 2016 che ha adottato nuove misure sul sistema integrato per lo smaltimento della Forsu.

Marcello Cecchetti capoufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente (che materialmente ha scritto le norme sulla FORSU) : “secondo uno studio dell’Ocse l’attuale contesto normativo, in Italia, non consente una situazione stabile e quindi favorevole agli investimenti nei rifiuti.

Noi ci dibattiamo tra l’UE che ci chiede risultati obbligatori e dei piani strategici che debbono rispondere velocemente alle esigenze dei territori.

Sulla gestione dei rifiuti urbani, in questo momento, siamo in contrattazione su direttive e regolamenti che pongono obiettivi ambiziosi: il 60% da riciclare per i rifiuti urbani entro il 2025 e del 65% entro il 2030, sempre per il 2030 il riciclaggio degli imballaggi è fissato al 60%.

Il funzionario governativo: “sulla raccolta differenziata e riciclo il governo ha fatto una scelta strategica, affidando al Ministero il calcolo del recupero della frazione dei rifiuti urbani e consegnando alle regioni una parte del fabbisogno impiantistico sui termovalorizzatori”. In sostanza Cecchetti rivendica un’impostazione centralizzata per la programmazione che non cancella le autonomie delle regioni che dovranno applicarle con i propri piani regionali. Su una cosa è stato drastico: il Ministro non ha fatto la scelta dei termovalorizzatori “che vengono utilizzati per la minima parte dei rifiuti che restano dopo il processo di riciclo”.

La strategia dell’Italia per una transizione energetica verso una economia a basso contenuto di carbonio, fondata sulla sostenibilità e sulla circolarità nell’utilizzo delle risorse, non può prescindere dalla valorizzazione del biometano sia sul fronte della lotta al mutamento climatico sia su quello delle energie rinnovabili, che in questo caso diventano anche programmabili, efficienti e sostenibili. In particolare, con la crescita della raccolta differenziata dei rifiuti e quindi il conseguente sviluppo della filiera del riciclo di carta, plastica, vetro, metalli, ecc., perde credibilità l’utilizzo dei termovalorizzatori ma cresce la FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), che viene smaltita a costi rilevanti per produrre un compost di difficile utilizzo. Nel giro degli ultimi 8 anni, mentre la raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia è cresciuta del 64%, raggiungendo i 13,4 milioni di tonnellate, la frazione organica è quella che più ha contribuito a questo incremento (+132%); nello stesso arco di tempo la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio è cresciuta solo del 35% (fonte Utilitalia).

Enrico Vincenzi del Consorzio Innea ha parlato di nuove tecnologie per la produzione di biometano da Forsu. Grazie alle nuove tecnologie del bioseparatore idrodinamico centrifugo ed una pre-selezione si possono riciclare quantità importanti di rifiuti. “tanto da far pensare che ormai si è alla fine dei termovalorizzatori. L’esempio di bioseparatore idrodinamico centrifugo ne è una prova.

Questa tecnologia, se applicata, consentirà la produzione di 1,2 miliardi di metri cubi di biometano. Una risorsa non indifferente se si considera che la trazione dei camion ne consuma circa 800.000 mc annui”.

Rocco De Franchi, Subcommissario dell’Agenzia della Regione Puglia per il servizio gestione del ciclo dei rifiuti ha parlato di un approccio sistemico al tema: “ricentralizzando i poteri delle province, abbiamo confrontato procedure e processi per recuperare i costi dello smaltimento”.

Per Massimo Clerici del Consorzio Archimedes (con tre università all’interno) occorre andare sui territori e costituire spin off con i soggetti locali. “L’obiettivo è recuperare prima di compostare, perché abbiamo bisogno di trovare una soluzione al rifiuto che non è più recuperabile. Una soluzione l’abbiamo trovata. Si tratta di un impianto di digestione anaerobica, senza alcuna emissione, che produce biometano supportato da un processo di idrolisi. Il residuo con mix con pollina, produce anche concime a lento rilascio”.

Infine il richiamo di Sergio Miotto del Consorzio Concessioni Reti Gas per una collaborazione normativa tra Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico per intercettare una parte dei fondi derivanti dalle gare delle reti del gas al fine di una innovazione tecnologica anche nel settore dei rifiuti.

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