Le piu’ grandi compagnie del mondo, quelle con capitalizzazione di mercato multimilionaria e miliardaria, mostrano un impegno ancora troppo piccolo nel contrastare il cambiamento climatico. Sebbene siano oltre 900 ad aver pianificato la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sono poche quelle che stanno facendo abbastanza per stare in linea con l’obiettivo fissato dall’accordo di Parigi sul clima, e cioe’ contenere l’aumento delle temperature globali “ben al di sotto” dei 2 gradi centigradi. A scattare la fotografia e’ uno studio del Carbon Disclosure Project (Cdp), organizzazione no-profit che tiene traccia delle politiche ambientali delle imprese e le rende note alle societa’ d’investimento. Delle 1.089 compagnie che hanno fornito i dati a Cdp (sulle 1.800 interpellate), l’85% ha messo in campo misure per contenere le emissioni di gas climalteranti.
I tagli pianificati, tuttavia, sono appena un quarto di quelli necessari. Se realizzati, consentirebbero di ridurre le emissioni per un miliardo di tonnellate di CO2 entro il 2030, contro i 4,145 miliardi che questo gruppo di imprese dovrebbe raggiungere per allinearsi con l’accordo di Parigi. Sempre in base all’indagine, sono 193 le compagnie promosse a pieni voti per le azioni di contrasto al cambiamento climatico, tra cui Apple, Nissan, Sky, Sony e, in Italia, Enel, Eni, Iren, Intesa Sanpaolo, Salini Impregilo e Snam. Tra le 700 compagnie che invece non hanno risposto alle richieste di informazioni da parte degli investitori figurano Amazon e Facebook. “Di riduzione delle emissioni si parla soprattutto a livello nazionale, con i governi che dovranno cambiare politiche e regole. Tuttavia – evidenzia il Cdp – le aziende sono tra i piu’ grandi emettitori e possono muoversi molto piu’ velocemente dei governi, il che significa che sono in una posizione migliore per iniziare ad agire e a mettere in moto il cambiamento“.


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