Cultura: a Roma il Parco della Regina viarum

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Grazie alla volontà degli antichi Romani di garantire spostamenti celeri alle legioni, Roma è collegata a tutta la Penisola tramite dieci strade consolari. Tra queste spicca la via Appia, chiamata Regina viarum sia per la maestosità del progetto sia per l’impatto economico e militare che ebbe per tanti secoli: oltre a favorire un rapido movimento degli eserciti da e verso il sud Italia – si legge sull’Almanacco delle Scienza del Cnr -, diventò infatti ben presto anche una trafficata arteria di commercio, facilitando l’arrivo nell’Urbe dei manufatti provenienti dalla Magna Grecia. Voluta dal censore Claudio Cieco fu iniziata nel 312 a.C. e i lavori proseguirono fino al 190 a.C., quando da Porta Capena arrivò fino a Brindisi.

I tratti meglio conservati e più ampi sono valorizzati allo scopo di non dimenticare la ricca storia che questa strada ci tramanda. È quanto fa il Parco dell’Appia antica, che si snoda lungo questa arteria, nella periferia della Capitale ed è presieduto dal 2013 da Mario Tozzi, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr e divulgatore scientifico. “L’idea di salvaguardare e tutelare queste terre è dell’archeologo e ingegnere Rodolfo Lanciani e risale al 1881. La sua proposta al ministero della Pubblica istruzione era limitata all’area in cui sono compresi il Ninfeo di Egeria e il Bosco Sacro, all’interno della tenuta della Caffarella dei Torlonia. Da quell’idea all’approvazione progetto inerente al Parco da parte della Regione Lazio, nel 1988, e alla successiva consolidazione nel 1998, passano più di 100 anni, alla fine dei quali il parco comprende 3.500 ettari: la valle della Caffarella, le aree archeologiche della via Latina e degli Acquedotti, la tenuta di Tormarancia e quella della Farnesiana, abbracciando tre comuni, Roma, Marino e Ciampino”.

Tante le proposte della struttura. “Ogni fine settimana, fino all’8 dicembre, è possibile percorrere i sentieri del Parco: a piedi o in bicicletta è un’immersione totale nella storia, nella natura e nel paesaggio di uno dei luoghi più straordinari d’Italia. Accanto ai vari appuntamenti tradizionali e culturali come le visite al circo di Massenzio, alla tomba di Cecilia Metella, alla villa dei Quintili, alle tombe della via Latina, ai sepolcri degli Scipioni e di Priscilla e alla mansio di Santa Maria delle Mole, ex stazione di posta degli antichi romani che si trova all’XI miglio, è possibile intervallare i trekking urbani, le passeggiate con soste enogastronomiche”, prosegue il ricercatore. “Non dimentichiamo, oltre alle feste della tradizione della campagna romana come l’Ottobrata del 2 ottobre a Tor Fiscale o la festa di San Martino, con le ciambelle al mosto di Marino, il 6 novembre, a Santa Maria delle Mole, i suoni, le forme e i colori della natura in città a Tormarancia”.

Quest’anno poi l’hashtag #seguilavolpe vuole richiamare e ricordare che l’ambiente in cui ci muoviamo per le escursioni pullula di vita. “La volpe frequenta spesso le periferie delle grandi città dove sono presenti aree verdi e parchi pubblici di grandi dimensioni. Durante il giorno si ripara sotto i cespugli, in piccoli fossi o in strette tane e grazie alla proverbiale astuzia riesce a sfuggire ai nostri sguardi, nascondendosi negli orti e nei giardini”, conclude Tozzi. “I 3.500 ettari del Parco sono la sua casa ideale e incontrarla durante un’escursione non è raro. La grandiosità del Parco è proprio nella continuità tra storia e natura, tra campagna e città, che regala agli occhi, al cuore e alla mente un’esperienza di visita unica”.