Dalla Chimica alla Fisica, i Nobel “sfiorati” dell’Italia

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La storia dei premi Nobel è fatta anche dai riconoscimenti “sfiorati” da diversi ricercatori italiani, che pur avendo elaborato teorie che hanno aperto nuove strade, non sono stati premiati dall’Accademia di Stoccolma.

Tra tutti si può ricordare quello del fisico Nicola Cabibbo e il più recente, quello del chimico Vincenzo Balzani, anche se sono stati gli unici. Nel 2008 il Nobel per la Fisica venne assegnato a Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, autori assieme al fisico italiano della Matrice Ckm (dalle iniziali dei tre ricercatori) che descrive il modo in cui i mattoni della materia, i quark, si mescolano per formare le particelle. Nello stesso anno il Nobel per la fisica fu assegnato anche a Yoichiro Nambu, autore assieme all’italiano Giovanni Jona Lasinio di una terapia fondamentale della fisica delle particelle: il Nobel andò solo a Nambu. Mancato Nobel per la fisica anche per Luciano Maiani, che nel 1970 collaborò con i fisici Sheldon Lee Glashow e John Iliopoulos, elaborando un’estensione del modello a quark, che prevedeva l’esistenza di tre quark: il meccanismo si chiamava GIM, dalle iniziali dei tre autori, e prevedeva l’esistenza di un quarto quark, che è stato scoperto sperimentalmente nel 1974. Ad essere premiato fu solo Glashow. Altri casi mancati quelli di Tullio Pozzan, che ha collaborato alla ricerca sulla fluorescenza con Robert Tsien (Nobel per la Chimica 2008) e di Giuseppe Macino, pioniere della ricerca sul silenziamento genico e il meccanismo dell’interferenza a Rna (Nobel per la Medicina 2006 a Craig Fire e Andrew Mello).