L’individuazione e definizione di un modello computazionale di trasmissione del virus Ebola sulla base dei movimenti e della concentrazione nel tempo e nello spazio di individui infetti, e non, durante l’epidemia in Liberia nel 2014. Un modello – fatto da un insieme di medicina, matematica, big data, sociologia – che e’ applicabile anche ad altre epidemie. E’ questa la motivazione dell’assegnazione del Premio Aspen Institute Italia per la collaborazione e la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti a 10 ricercatori di 5 organizzazioni scientifiche, due italiane e tre statunitensi. Il premio e’ alla sua prima edizione. I riconoscimenti sono andati a Stefano Merler, Marco Ajelli e Laura Fumanelli della Bruno Kessler Foundation di Trento; Luca Rossi, dell’ISI Foundation di Torino; Alessandro Vespignani, Marcelo Gomes e Ana Pastore y Piontti, del MOBS-LAB della Northeastern University di Boston; Elisabeth Halloran e Dennis Chao del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, e Ira Longini jr dell’universita’ di Gainesville, in Florida.
I riconoscimenti sono stati consegnati oggi nel corso di un panel dibattito su “Il futuro della ricerca: le relazioni internazionali, l’incontro tra discipline diverse” a Palazzo Lancillotti, sede dell’Aspen Institute Italia, con interventi del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, di Kelly Degnan, vice capo missione dell’ambasciata Usa in Italia, e Lucio Stanca, vice presidente dell’Aspen Institute Italia che con il presidente Giulio Tremonti faceva parte della giuria assieme al professor Luciano Maiani, ordinario di Fisica teorica alla Sapienza di Roma. Dibattito moderato da Alberto Quadrio Curzio, presidente dell’Accademia dei Lincei. Il premio mira a consolidare la cooperazione Italia-Usa nel campo della ricerca scientifica nelle scienze naturali e delle relative applicazioni. La ricerca vincitrice e’ stata pubblicata dalla rivista ‘The Lancet Infectious Diseases’. I risultati ottenuti potranno dare un importante contributo alla definizione di piani di intervento per arginare future epidemie di Ebola, non del tutto da escludere, e limitandone l’impatto anche in altre aree del mondo.
Il Premio rientra nel “costante impegno dell’Istituto” – ha sottolineato Lucio Stanca – per l’internazionalizzazione della ricerca e per le relazioni transatlantiche e onora una ricerca nell’ambito delle scienze naturali, teoriche o applicate, frutto della collaborazione tra scienziati e organizzazioni di ricerca di Italia e Usa. E questo appuntamento costituisce quindi un’ulteriore occasione per consolidare l’impegno di Aspen Institute Italia dedicato a iniziative e incontri di approfondimento su temi legati alla cultura scientifica e all’innovazione tecnologica, con particolare riferimento alla loro rilevanza nel nostro Paese. Il Premio fa perno – ha spiegato Stanca – anche sul dibattito interdisciplinare: “Ogni grande innovazione non puo’ che nascere da un incrocio di conoscenze”. E c’e’ stata “una grande risposta” quando e’ stato bandito il Premio, una cinquantina i progetti presi in esame dalla giuria. Nel suo intervento il ministro dell’Istruzione Giannini ha sottolineato come questo premio rappresenti un’attenzione alla ricerca scientifica, ovvero al miglioramento delle nostre condizioni di vita: “Premiare un gruppo di ricerca come questo e’ elemento che testimonia di quanto il campo di applicazione della ricerca scientifica sia ampio. C’e’ un’evoluzione nel rapporto tra scienza e societa'”. Giannini ha, quindi, detto di significativi investimenti sulla ricerca di base e sul trasferimento di conoscenze nell’innovazione e per il capitale umano qualificato. L’Europa, e quindi l’Italia, insieme con gli Usa, “stanno rivisitando la loro missione attraverso la revisione di metodi di ricerca e condivisione, come i sistemi di valutazione ispirati a benchmark, l’interdisciplinarieta’, il lavoro di squadra, tutte cose che sono fondamentali nell’ambito scientifico. Puntare quindi alla formazione di capitale umano “altamente qualificato” e oggi c’e’ il concetto di convergenza e di confluenza dei principi che vengono dalle discipline piu’ disparate “per affrontare sfide nuove – ha proseguito Giannini -, e il cambiamento climatico e’ la sfida che piu’ tocca da vicino, ma ci sono domini piu’ ampi e apparentemente remoti, come la salute e lo spazio. Pensiamo ad epidemie che spesso lasciano la scienza disarmata. Quindi abbinare due direzioni di metodo: risorse in genere e destinare fondi per la creazione di nuove realta’ di alto profilo, penso ad esempio all’Human Techonpole di Milano, da intendersi non come sostitutive alla scienza”. Da Giannini l’invito a “non rinchiuderci nei confini della propria disciplina ma aprirsi a nuovi obiettivi di responsabilita’ sociali e politiche”, con impatto “evidente” sulla comunita’.
E il ministro della Salute, Lorenzin, ha detto di Premio che “sancisce un modo di fare ricerca, che oggi e’ fatta da persone e professionalita’ diverse che operano in team. C’e’ una concentrazione di strutture e capacita’ che forse erano inimmaginabili qualche decennio fa. La ricerca transnazionale funziona, si puo’ e si deve essere in luoghi diversi e poi far confluire il tutto”. Lorenzin ha parlato anche di esigenza di investimenti sempre piu’ forti, “va reso sostenibile il sistema e rendere il risultato della ricerca accessibile a tutti”. E poi c’e’ l’elemento velocita’: “il presente e’ gia’ passato, il futuro e’ il presente, il prossimo futuro e’ gia’ immaginabile, e dobbiamo essere in grado di gestire questo”, guardando all’importanza dei ‘big data’. Se una ricerca avanzata come quella sull’epatite C ha richiesto 10 anni per avere i risultati apprezzabili, con i big data ne sarebbero occorsi meno. Il ministro ha sottolineato l’importanza della biomedicina, dell’esigenza di formare “un’intera generazione di medici” avendo a riferimento nuovi metodi di ricerca, rivedendo i modelli organizzativi delle strutture, “renderli sempre piu’ funzionali”. E fare in modo di creare il contesto perche’ i nostri ricercatori tornino e rimangano in Italia, oltre che fare dell’Italia un polo d’attrazione per gli stranieri. Per il vice capo missione dell’ambasciata Usa in Italia, il premio “e’ un esempio concreto dell’importanza della collaborazione scientifica” tra i due Paesi. E a proposito dell’epidemia Ebola, essa ha rappresentato “una minaccia per tutto il mondo. Ora la nostra preoccupazione e’ diminuita, anche grazie al lavoro di questi team. Abbiamo quindi bisogno delle capacita’ globali per rispondere tempestivamente alle minacce biologiche”. Nel 2014 gli Usa hanno lanciato l’agenda contro queste malattie, e l’Italia – ha aggiunto Kelly Degnan – “e’ uno degli alleati piu’ forti in questo impegno”. Ebola richiedeva “risposte globali urgenti” e il partenariato scientifico evidenziato da questo premio e’ la conferma di questa forza nella risposta. Quindi “capacita’ reattiva per sviluppare societa’ sane e sostenibili. Nessun Paese e’ in grado da solo di affrontare queste sfide, a seconda delle minacce si opera con Paesi diversi. Bisogna quindi pensare in termini di superamento dei confini, gli scienziati hanno capito l’importanza della collaborazione, e questa rappresenta una vera ricchezza”. Per la diplomatica statunitense “la scienza e’ il collante che tiene insieme i rapporti”. Infine, l’appello di Degnan all’inclusione: “Occorre educare all’inclusione, con una rappresentanza a tutto tondo, perche’ non possiamo sapere da dove e da chi potranno venire scoperte. Dobbiamo aprire le porte, eliminare i compartimenti stagni nel settore dell’istruzione. La collaborazione porta a scambi che possono anche salvare vite umane e cambiare il nostro futuro”.


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