L’ictus è una delle principali cause di decesso dopo la malattia coronarica ischemica in Europa, e le terapie disponibili sono poche. Dai primi risultati di Eurohyp-1 (the European stroke research network for hypothermia), uno studio clinico paneuropeo di fase III guidato da Universitätsklinikum Erlangen e finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del settimo programma quadro, emerge che l’ipotermia terapeutica, ossia il raffreddamento del cervello entro 6 ore dall’evento, può essere un trattamento sicuro e ben tollerato. La sicurezza e la tollerabilità sono state studiate sulla base dei risultati preliminari ottenuti sui primi 62 pazienti arruolati in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, che hanno giudicato “positivamente” l’esperienza. Una indagine preliminare suggerisce che il 72% dei pazienti raccomanderebbero lo stesso trattamento.
“E’ una notizia entusiasmante perché ci consente di proseguire la ricerca per valutare l’efficacia del raffreddamento terapeutico“, riferisce Malcolm Macleod, professore di neurologia e neuroscienze transazionali dell’università di Edimburgo, Regno Unito, nonché uno dei principali ricercatori dello studio clinico. “E’ lecito ipotizzare che questo trial, tra i pochissimi no-profit di queste dimensioni e interesse, possa modificare sostanzialmente il trattamento dell’ictus ischemico acuto – ha dichiarato Francesco Orzi, professore e direttore di Neurologia, dipartimento di Neuroscienze, Salute mentale ed Organi di senso (Nesmos) dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e responsabile per lo studio Eurohyp-1 in Italia – Nel nostro Paese è prevista la partecipazione di 10 Stroke Unit appartenenti alle Università Sapienza e Cattolica di Roma, all’Istituto scientifico San Raffaele e ospedale Niguarda di Milano, e altre atenei o strutture di Firenze, Perugia, Imperia, Genova, Pavia e Verona. Il numero di soggetti da arruolare in Italia è 230, il maggior numero tra i Paesi coinvolti“.
“L’ipotermia è probabilmente l’intervento neuroprotettivo più efficace in modelli animali di ictus. Un’enorme mole di dati sperimentali – si legge in una nota – ha dimostrato l’efficacia della ipotermia nel ridurre il volume di infarto cerebrale di circa 1/3. Il raffreddamento è già ampiamente utilizzato e si è mostrato efficace nella riduzione del danno cerebrale a seguito di arresto cardiaco o di lesioni ipossico-ischemiche alla nascita. La procedura ottimale consideri una temperatura target di 34-35°C, da mantenere per 12-24 ore“. “Ci sono diversi tecniche per raffreddare il corpo rapidamente e con sicurezza, sostanzialmente divise in due approcci di base: endovascolare e di superfice. L’impiego di sonde termiche endovascolari ha il vantaggio di essere veloce e preciso nel raggiungere la temperatura, ma è lievemente invasivo. Obbiettivo dello studio Eurohyp-1 è anche di ottimizzare la procedura di raffreddamento attraverso l’introduzione e verifica di nuove tecnologie“, spiegano gli esperti.
“Nei prossimi 6 mesi il consorzio Eurohyp-1 inizierà ad arruolare pazienti provenienti da più di 30 siti di sperimentazione negli ospedali di 16 paesi, inclusa l’Italia – riferisce Macleod – Grazie al coinvolgimento di questi ulteriori paesi ci attendiamo un’accelerazione dell’arruolamento di pazienti che porterà al completamento dello studio entro i prossimi tre anni“. La conferma della sicurezza, tollerabilità ed efficacia della ipotermia costituirebbe una pietra miliare nella terapia delle malattie cerebrovascolari, evidenziano gli esperti.


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