Nobel, Ohsumi: “Sorpreso di essere l’unico premiato, le domande aperte sono ancora tante”

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Quando ha ricevuto la fatidica chiamata da Thomas Perlmann, segretario del Comitato dei NOBEL, Yoshinori Ohsumi, vincitore del premio 2016 per la Medicina è stato “sorpreso”. Era nel suo laboratorio, racconta, e gli è stato detto che “c’era un solo premiato: io. E’ stata anche questa una sorpresa per me“, ammette ancora in stato di “shock”, poco dopo l’annuncio ufficiale dato dal Karolinska Institutet di Stoccolma. “E’ stata la vera sorpresa, perché così tante persone stanno ora lavorando nel campo dell’autofagia“. Anche se “oggi abbiamo più domande di quando ho cominciato“, sottolinea il biologo cellulare giapponese che è il 23esimo NOBEL nato in Giappone (il sesto per la Medicina). Con lui gli scienziati premiati per la Medicina o la Fisiologia salgono a quota 211. Dal 1901 al 2016 sono stati assegnati in tutto 107 premi NOBEL e l’ultima volta in cui ha vinto un singolo scienziato è stato il 2010, quando il NOBEL andò a Robert G. Edwards, papà della fecondazione in vitro. I premi singoli sono stati in tutto 38. Il campo delle ricerche sull’autofagia è sì diventato enorme, ma “solo di recente“, precisa Ohsumi nella sua prima intervista, raggiunto al telefono da Adam Smith dello staff dei NOBEL. Dopo i suoi studi c’è stato un ‘effetto cascata’. Un’esplosione.

“E’ così”, conferma lo scienziato, e questo filone “si è sviluppato velocemente. Quando ho cominciato il mio lavoro, probabilmente ogni anno sull’autofagia comparivano 20 studi o meno. Ora sono più di 5 mila o qualcosa di simile. E’ un enorme cambiamento che è avvenuto negli ultimi 15 anni o giù di lì”. Ma Ohsumi di autofagia ha cominciato a occuparsi ormai “più di 27 anni fa”. Una scelta “fortunata”, la definisce. “Il lievito è stato un sistema davvero buono per studiare l’autofagia, che è stata a sua volta un buon argomento su cui lavorare”. “Io credo che ci siano funzioni fondamentali delle cellule che si sono conservate dal lievito ai mammiferi – prosegue il biologo – Certamente i ‘vacuoli’ del lievito sono diversi dai lisosomi delle cellule umane. Ma io ho pensato che i meccanismi più fondamentali dovevano essersi conservati. Era il mio assunto quando ho cominciato il mio lavoro”. E i risultati ottenuti gli hanno dato ragione. Certo, conclude Ohsumi, “restano ancora così tante domande aperte. Anzi – ribadisce – direi che oggi abbiamo più domande di quando ho cominciato”.