Parma: 39 casi di legionella, continuano i controlli a Montebello

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Continuano gli interventi e i controlli a Parma nel quartiere Montebello, dopo i casi di Legionella. Ne dà notizia l’Ausl cittadina, che spiega come il numero complessivo delle persone risultate positive sia salito a 39. Fra queste, 16 sono ricoverate all’ospedale Maggiore di Parma per polmonite e risultate positive al batterio della Legionella. “Ad oggi nessuna di queste risulta in condizioni critiche“, precisa l’azienda sanitaria. Attualmente, 11 dei 16 pazienti sotto le cure dei medici dell’azienda ospedaliero-universitaria sono in miglioramento e per 6 di questi sono previste le dimissioni nei prossimi giorni; 4 pazienti sono stabili, con un normale decorso della patologia. “In deciso miglioramento” anche le condizioni di salute della persona ricoverata all’ospedale Santa Maria di Borgotaro, un caso di positività correlato sempre alla zona del Montebello a Parma. Tra le iniziative messe in campo per prevenire la diffusione della Legionella, “oltre all’indagine ambientale che ha previsto il campionamento a domicilio delle persone colpite, sulla rete idro-potabile (soprattutto quella afferente al pozzo Bizzozero), sull’irrigazione negli impianti sportivi e su tutte le fonti che espellono vapori nella zona, è stato effettuato un trattamento di iperclorazione dell’acqua del pozzo Bizzozero“. I primi risultati preliminari e non definitivi dei campionamenti alle torri di evaporazione di uno di questi insediamenti (Banca Intesa) hanno indicato la presenza del batterio Legionella. E’ stata attivata dalla Regione un’Unità di crisi, con competenze tecnico-scientifiche elevate e specifiche, “come ulteriore misura di sicurezza per ridurre il rischio di infezione da legionellosi“. L’Unità è composta, oltre che dalle aziende sanitarie di Parma, da esperti dei servizi regionali che si occupano di prevenzione e controllo delle malattie infettive e da esperti di Arpae (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna). Si avvarrà, inoltre, del supporto qualificato di esperti dell’Istituto superiore di sanità.

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