Piano Provenzana: storia di un’eruzione che devastò il polo turistico Etna Nord

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Il convegno che si è svolto a Linguaglossa il 22 e 23 ottobre 2016, organizzato dall’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia (ORGS) e dalla  Consulta Provinciale di Catania, è stata l’occasione per raccontare, ancora una volta, la storia di un angolo dell’Etna di straordinaria bellezza, Piano Provenzana. Un contesto paesaggistico unico, arroccato sull’alto fianco nord-orientale del vulcano, a 1800 m di quota, nel passaggio tra il Bosco Ragabo e le brulle aree sommitali dove la vegetazione non attecchisce più.

I lavori sono stati aperti dal consigliere dell’ORGS, Antonino Cubito, che ha illustrato obiettivi e finalità dell’incontro, organizzato nell’ambito della 4° Settimana del Pianeta Terra, evento a carattere nazionale che,  per una intera settimana di ottobre, vede in diverse località lo svolgimento di manifestazioni finalizzate a diffondere la cultura delle Geoscienze: escursioni, porte aperte nei musei e nei centri di ricerca, visite guidate, laboratori didattici e sperimentali per bambini e giovani. L’ordine dei geologi è stato sempre impegnato, a latere della sua missione istituzionale, a diffondere in modi diversi la cultura specialistica, geologica e della conoscenza  dei rischi geologici, svolgendo  un’intensa azione divulgativa specie presso le scuole.

La prima sezione del convegno ha registrato la partecipazione di numerose persone che hanno raccontato, a voce e per immagini, le fasi di nascita della stazione turistica, lo sviluppo negli anni, le persone che vi hanno contribuito e, soprattutto, le attività che in quei luoghi si sono svolte. Attraverso immagini in “bianco e nero”, Antonio Cavallaro ha illustrato il paesaggio nella sua complessità: una sorta di “valle incantata”, incastonata tra il limitare del bosco e l’aspro rilievo del vulcano, sede, nei primissimi anni, dei pernottamenti di boy scout in tende. E’ nella seconda metà degli anni settanta che nasce prima la Scuola di Sci, poi il Ristorante La Provenzana, l’albergo Le Betulle, trasformando pian piano il brullo pianoro iniziale in una prima, vera, stazione turistica. Il racconto, non senza emozione, di Ignazio Russo, pioniere della ricettività di quei luoghi è servito a ripercorrere le tappe e i momenti chiave di quel fantastico periodo.

Sono gli anni in cui anche l’escursionismo comincia a prendere piede come e cominciano le prime ascese all’area craterica come ha raccontato la guida alpina Franco Emmi. Con gli anni, le escursioni si diversificano nel tempo: non più solo il Cratere Centrale del vulcano, ma, a partire dagli anni ottanta, anche altre zone, come la Valle del Bove e la Grotta del Gelo, due luoghi simbolo della straordinaria bellezza che l’Etna possiede e mostra.

Francesco Russo ha illustrato l’importante impegno imprenditoriale della sua famiglia nello sviluppo turistico di Piano Provenzana insieme ad altri operatori economici realizzando così un “polo” turistico molto attraente per sciatori ed escursionisti, grazie anche alle peculiari caratteristiche morfologiche e climatiche favorevoli all’innevamento invernale.

Sonia Calvari, Marco Neri e Rosa Spampinato hanno invece raccontato, dal punto di vista scientifico, la drammatica successione di colate laviche e terremoti, che in pochi giorni nell’ottobre del 2002 devastarono Piano Provenzana, azzerando, nei fatti, il polo turistico Etna Nord. Fu il il Rift di Nord-Est dell’Etna ad attivarsi in quella occasione, attraverso una “bottoniera” di bocche eruttive lunga chilometri, dal cui apice inferiore emerse la lava che impetuosamente avanzò per alcuni giorni giungendo fino a quota mille. Bastarono pochi giorni di attività eruttiva per trasformare Piano Provenzana in un deserto incandescente: tutte le infrastrutture turistico-alberghiere vennero colpite e una consistente porzione del bosco e della fauna animale fu annientata. Fu sicuramente questo il momento peggiore per il polo turistico Etna Nord rievocato ancora da interventi di alcuni protagonisti dell’epoca: Salvo Cocina, allora direttore della nascente Protezione Civile della Sicilia orientale; Felice Stagnitta, allora sindaco di Linguaglossa; Salvo Caffo, vulcanologo del Parco dell’Etna; Giovanni Tomarchio, giornalista della sede RAI di Catania; Francesco Parello, professore ordinario presso l’Università di Palermo; Alessandro Bonaccorso, direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania nel 2002  ed Eugenio Privitera direttore attuale dell’INGV.

Fu dopo una devastazione così totale che occorreva ricominciare da zero. Fu, quindi, elaborato un piano di ricostruzione, illustrato nell’incontro da Andrea Giudice, un piano, purtroppo, solo in parte realizzato. Marisa Mazzaglia, Presidente del Parco dell’Etna, ha dato le sue ragioni di questa situazione, evidenziando come la principale criticità sia l’assenza di una vera concorrenza imprenditoriale tra i due poli turistici che gravitano attorno al Rifugio Sapienza (Etna Sud) e Piano Provenzana (Etna Nord). Criticità confermata anche da Cettino Bellia, presente al convegno nel suo ruolo di collaboratore dell’Assessore al Turismo della Regione Siciliana Anthony Barbagallo.

Alla fine della prima giornata congressuale sono stati consegnati due riconoscimenti alla memoria: uno ai familiari di  Salvatore (Turi) Lo Giudice, sindaco di Linguaglossa negli anni settanta, pioniere della nascita della stazione di Piano Provenzana che credette fin da subito nelle potenzialità turistiche dell’area contribuendo in maniera determinate al suo sviluppo; l’altro ai familiari  di Franco Lo Coco noto operatore del versante Nord dell’Etna che ha dedicato la sua vita alla “montagna”.

Il convegno organizzato dall’ORGS ha avuto, infine, una “appendice” escursionistica svoltasi il giorno successivo, il 23 ottobre, proprio nel teatro eruttivo del 2002. L’escursione, organizzata dal Gruppo Nonsologeologia del CAI Sezione di Linguaglossa e guidata da Franco Emmi, si è snodata attraverso i campi lavici eruttati dal Rift di Nord-Est, risalendo fino alle bocche eruttive, per poi ridiscendere a Piano Provenzana. Un’occasione in più per riscoprire un territorio di bellezza straordinaria, dove la vita del vulcano si intreccia costantemente con la presenza delle attività umane. Un territorio che è anche “fragile”, caratterizzato da una vivace attività geodinamica ed eruttiva, di cui bisogna tenere conto. L’itinerario è stato reso ancor più affascinante e coinvolgente dalla descrizione scientifica dei principali elementi di carattere vulcanologico da parte di Marco Neri, primo ricercatore dell’INGV.