Polonia, il partito conservatore: “no all’aborto anche se il bambino è condannato a morire, deve nascere ed essere battezzato”

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Jaroslaw Kaczynski, il presidente del partito conservatore polacco PiS, al potere nel paese Ue, ha dichiarato oggi che la sua formazione politica continua a volere una limitazione dell’accesso all’aborto, “anche nel caso in cui il bambino sia condannato a morte” in modo che “possa essere battezzato”. Le sue parole sembrano essere destinate a tranquillizzare i militanti antiabortisti che sono rimasti delusi dal recente voltafaccia del PiS sulla materia, dopo massicce manifestazioni contro i progetti dei conservatori. Oltre 100mila “donne in sciopero” sono scese in piazza vestite di nero la scorsa settimana per protestare contro il progetto di legge d’iniziativa popolare, sostenuto però dal governo di destra, che vieterebbe l’interruzione volontaria di gravidanza salvo il pericolo di morte della madre. Per le donne che abortiscono sono previste, nel progetto, pene fino a cinque anni di prigione. “Noi ci sforzeremo di fare in modo che, anche in caso di gravidanza estremamente difficile, quando il bambino è condannato a morte, con forti malformazioni, possa avere una nascita in modo che questo bambino possa essere battezzato, inumato e possedere un nome”, ha dichiarato Kaczynski parlando con l’agenzia di stampa polacca Pap. “Naturalmente – ha continuato – si tratta unicamente di questi casi di gravidanza difficile in cui la vita o la sanità della madre non sia in pericolo”. La legge polacca attuale, tra le più restrittive in Europa, non autorizza l’aborto che in tre casi: rischio per la vita o la salute della madre, esame prenatale che indichi una grave patologia irreversibile per l’embrione e gravidanza dovuta a stupro o incesto.