Il rettore dell’Università di Padova: riportiamo in Italia i “cervelli in fuga”

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Cervelli in fuga‘ tornano in Italia grazie all’Università di Padova. Lo annuncia il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto: “Abbiamo cercato attivamente ottimi scienziati all’estero per riportarli in Italia. Come mi ero ripromesso all’inizio del mio mandato, giusto un anno fa, uno degli obiettivi era quello di portare nel nostro Ateneo giovani competenti, brillanti, in grado di aumentare ancora più il nostro prestigio e la nostra competitività internazionale. Perché è questo l’orizzonte sul quale vogliamo collocarci, la sfida che vogliamo vincere: metterci in gioco e riuscire a competere non solo nel nostro Paese, ma a livello globale“.
È per questo motivo che ho comunicato con grande soddisfazione ai recenti Stati Generali dell’Ateneo, i primi della storia, le delibere del CdA con la proposta al MIUR di chiamata diretta deliberata nei mesi scorsi del nostro CDA: 10 vincitori di progetti ERC nel 2016 e 12 giovani professori provenienti dall’estero – annuncia – Un numero importante, 22 docenti, più del 1% dell’intero corpo docente dell’Ateneo che ha interessato tutte le aree culturali: la maggior parte di loro sono giovani italiani, la quasi totalità viene dall’estero (Olanda, Stati Uniti, Canda, Australia, Bulgaria, Germania, Svizzera, Turchia, Belgio, Francia, UK, Pakistan)“.
Abbiamo così invertito quel processo che vede spesso i nostri giovani andare all’estero per trovare l’opportunità di portare avanti la loro ricerca, accettando le regole della competizione internazionale: alcuni scienziati di valore lasciano il proprio paese, altri rientrano, nel processo virtuoso dello scambio delle intelligenze – spiega il rettore – Questa è la storia del nostro Ateneo, questi sono i principi delle migliori università di oggi. Riteniamo che sia un segnale positivo del mondo universitario italiano: una scommessa vinta, che mostra come l’Italia e la sua ricerca siano ancora molto attrattive“. “Lo abbiamo fatto per noi, a nostre spese, premiando il merito e riportando a casa scienziati di grande qualità, quelli che spesso vediamo definiti come “cervelli in fuga”. “Nel fare questo abbiamo espresso la determinazione di un sistema universitario che nei fatti mostra di avere tutte le carte in regola per competere a livello internazionale – spiega – Ed è per questo che bisogna investire sulle nostre Università, sempre di più: farlo significa puntare su un futuro migliore, per tutti“. (AdnKronos)