Ricerca, il Rettore della Bocconi: il trend di fuga dei cervelli “ci impoverisce”

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A causa degli investimenti in ricerca che ancora oggi sono sottodimensionati in Italia, e in particolare in relazione alla limitata incapacità di accedere ai finaziamenti europei, il trend crescente della cosiddetta ‘fuga dei cervelli‘ “ci impoverisce e mina le nostre capacità di progresso futuro“. Lo afferma, in un passaggio della sua relazione all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università Bocconi, il rettore Andrea Sironi. “Come noto, in Italia gli investimenti in ricerca sono ancora sottodimensionati: la quota di Pil destinata alla ricerca e sviluppo non è aumentata nell’ultimo quadriennio, confermandosi su valori molto inferiori alla media dei principali paesi Ocse e dell’Unione europea. Con l’1,27% del Pil – ricorda Sironi – l’Italia si colloca infatti al diciottesimo posto tra i paesi Ocse e ancora lontana sia dalla media Ocse (2,35%), sia da quella dell’Unione europea (2,06% per Ue 15 e 1,92% per Ue 28)”. “Anche la capacità di accedere ai finanziamenti europei è limitata” evidenzia il rettore, facendo presente che “permane una significativa distanza tra la quota dell’Italia come contributo nazionale alla dotazione finanziaria del programma quadro (12,5%) e i finanziamenti ottenuti (8,1% del totale erogato)“. E ciò è “particolarmente penalizzante, se si pensa che a livello nazionale il Fondo Ordinario per il finanziamento degli enti e istituzioni di ricerca del Miur disponeva nel 2015 di dotazioni analoghe a quelle del 2004“. Nonostante ciò, tuttavia, “i ricercatori italiani confermano buoni livelli di produttività scientifica e di impatto. Il nostro Paese risulta infatti caratterizzato da elevati valori di produttività, se si rapporta la produzione scientifica sia alla spesa in ricerca destinata al settore pubblico e all’istruzione terziaria sia al numero di ricercatori attivi“. “Rispetto a questi ultimi, la produttività italiana – ricorda Sironi – si attesta sul livello della Francia e superiore a quello della Germania. Anche l’impatto della produzione italiana è superiore alla media dell’Unione Europea e maggiore di Francia e Germania, collocandosi invece, in Europa, al di sotto di Svizzera, Olanda, Svezia e Regno Unito. Questa combinazione di investimenti in ricerca sottodimensionati e di elevata produttività scientifica dei ricercatori italiani si riflette inevitabilmente – evidenzia – nel noto fenomeno della fuga dei cervelli, ossia il saldo strutturalmente negativo tra ricercatori che lasciano il Paese e ricercatori attratti dall’estero“. “Incrociando i flussi bilaterali tra Italia e, rispettivamente, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna si evidenzia, nel periodo dal 1996 al 2013, un saldo netto negativo di oltre cinquemila scienziati. Un trend – chiosa il rettore – che ci impoverisce e mina le nostre capacità di progresso futuro“.