Alimentazione: riconosciuta la validità scientifica della Clessidra Ambientale

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La prestigiosa rivista scientifica a carattere ambientale “Science of the Total Environment” ha riconosciuto la validità scientifica della Clessidra Ambientale, il nuovo modello introdotto da Carni Sostenibili – progetto di cui fanno parte le tre associazioni che rappresentano tutte le filiere delle carni in Italia (bovino, suino e avicolo) – che mette in relazione i consumi della Dieta Mediterranea con l’impatto ambientale dei diversi alimenti assunti.

Attraverso l’analisi LCA (Life Cycle Analysis), metodo che valuta l’insieme delle interazioni che un prodotto ha con l’ambiente considerando il suo intero ciclo di vita, e due differenti modelli alimentari – la Dieta Mediterranea e la nuova Dieta Nordica – gli autori dell’articolo scientifico Maria M. Ulaszewska[1], Gloria Luzzani[2], Sonia Pignatelli[3] e Ettore Capri[4] hanno così dimostrato che il consumo di alimenti ricchi in proteine (carne, pesce, uova, legumi, salumi) ha un impatto ambientale simile a quello generato dal consumo di frutta e ortaggi. Elaborata a partire dai consumi settimanali suggeriti dalle linee guida nutrizionali, moltiplicati per gli impatti ambientali medi delle varie categorie di alimenti, la Clessidra Ambientale – che rappresenta così la quantità di emissioni di gas a effetto serra, stimate su base settimanale, dovuto alla produzione e al consumo di questi alimenti – ha mostrato che l’assunzione di carne nelle quantità prescritte dalle linee guida per una sana e corretta alimentazione è sostenibile per l’ambiente e non comporta un aumento significativo dell’impatto ambientale.

Clessidra 2Nonostante sia opinione diffusa ritenere l’impatto ambientale generato dal consumo di carne superiore a quello di frutta e verdura, infatti, la quantità raccomandata settimanalmente di alimenti ricchi in proteine genera un impatto sui gas serra che corrisponde a 5,7 CO2 eq/settimana nella Dieta Mediterranea e 6,4 CO2 eq/settimana nella nuova Dieta Nordica, simile perciò all’impatto ambientale generato dal consumo di frutta e ortaggi (5,32 kg CO2 eq/settimana per la Dieta Mediterranea e 6,04 kg CO2 eq/settimana per la nuova Dieta Nordica). Per il latte e i suoi derivati, invece, entrambe le raccomandazioni suggeriscono un consumo quasi analogo (2,83 kg/settimana per la Dieta Mediterranea e 3,23 kg/settimana per la nuova Dieta Nordica), con un emissione di gas serra di 5,54 Kg di CO2 eq/settimana per la Dieta Mediterranea e 5,24 kg di CO2 eq/settimana per la nuova Dieta Nordica. Le raccomandazioni sul consumo di patate, cereali e prodotti da forno, invece, differiscono considerevolmente nei due regimi alimentari: mentre la Dieta Mediterranea consiglia un consumo di 1,75 kg/settimana di pane, 0,4 kg/settimana di patate – seguiti da una piccola quantità di pasta, riso e prodotti da forno -, la nuova Dieta Nordica raccomanda 1,69 kg/settimana di cereali e 1,08 kg/settimana di patate, generando un’emissione di gas serra di 4,20 kg CO2 eq/settimana per la Dieta Mediterranea e 7,09 kg CO2 eq/settimana per la nuova Dieta Nordica.

La Clessidra Ambientale mostra quindi come le scelte alimentari interessano non solo la salute individuale, ma anche l’ambiente: quando la clessidra perde la sua forma bilanciata o addirittura quando una categoria alimentare viene a mancare all’interno di un regime nutrizionale, la dieta si allontana dalle raccomandazioni alimentari e l’impatto ambientale cambia. Offrendo una rilettura della piramide alimentare, la Clessidra Ambientale supera la valutazione dell’impatto ambientale in termini assoluti (emissioni di CO2 per kg di carne rapportate a quelle prodotte da un kg di altri ingredienti) e incoraggia un nuovo approccio che pone l’attenzione sulle quantità consigliate nell’ambito di una dieta corretta ed equilibrata.

Il Progetto Carni Sostenibili, attraverso la Clessidra Ambientale contenuta nel rapporto “La sostenibilità delle Carni in Italia”, ha rivelato come per avere una dieta corretta sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale sia consigliabile un consumo moderato di tutti gli alimenti, dimostrando come in una dieta settimanale bilanciata come quella mediterranea, basata sulle porzioni consigliate dai nutrizionisti ufficiali italiani del CRA-NUT, le varie categorie di alimenti presentano lo stesso impatto ambientale e garantiscono quindi il giusto equilibrio tra salute ed ambiente.

[1] Dipartimento di Qualità e Nutrizione, Ricerca e Innovazione alimentare della Fondazione “Edmund Mach” di San Michele all’Adige (TN)

[2] Istituto di Chimica agraria e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, membro del Centro di Ricerca “OPERA” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e autore corrispondente presso l’Istituto di Chimica agraria e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

[3] Società di consulenza nell’ambito della sostenibilità “Life Cycle Engineering” di Torino

[4] Istituto di Chimica agraria e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e membro del Centro di Ricerca “OPERA” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza